Mal d’Africa

gennaio 15, 2010

Mi mancano…

la sottilissima sabbia rossa del deserto… sentirla sotto i piedi, tra le mani, su tutto il corpo… come fosse parte integrante di me stesso;

le passeggiate lungo le dune, seguendone le linee armoniose… e poi quelle al chiar di luna ad ammirare i profili argentei su tutto il panorama;

i giochi d’ ombre sulle dune;

le arrampicate su e giu tra le roccie gigantesche… il loro calore e la loro energia;

la meraviglia della varieta dei colori e i giochi di luce dei tramonti e delle albe;

la magia delle notti passate a dormire sotto un magico cielo stellato… ad indicare con il dito ogni singola stella;

la bellezza e la perfezione dell’immenso cielo azzurro;

il calore del sole, del fuoco e della gente;

la musica del silenzio del deserto… e quella dei TuareG;

gli spazi immensi senza tempo… guardare il deserto estendersi verso il tramonto senza interrompersi mai;

il fluire lento – senza tempo – delle giornate, totalmente libero da ogni preoccupazione terrena;

la vita allo stato brado, senza alcuna tecnologia, lontano dal caos metropolitano;

le corse nel deserto con le jeep;

l’emozionarsi per le cose semplici;

il cibo preparato con dedizione dai nostri amici Tuareg, il loro thè, la loro ospitalità e la loro gentilezza ;

la semplicità della gente dei villaggi nomadi… non possiedono nulla ma, ti regalano tanto;

il sorriso dei bambini, che ti regalavano soltanto per una stretta di mano;

il loro vivere semplice, il loro amore per la vita e per la natura;

i miei compagni d’avventura;

l’ abbandonare il corpo sulla sabbia, perdersi con la mente in stupendi  orizzonti di fuoco, per poi ritrovarsi con lo spirito, con se stessi e gli altri. Stabilire un contatto diretto e puro con la natura; far parte di essa.

Grazie a tutti voi per l’ emozioni che mi avete regalato.  Deserto… mi manchi!

A piedi nudi sulla strada

settembre 19, 2009

sui-sentieri-della-vita2

Sentéri come sentieri, stradine impervie, percorsi non convenzionali in parte inesplorati, che si incrociano fino a diventare una rete non lineare, non geometrica, ma organica e articolata. L’incamminarsi per vie sconosciute ha sempre un sapore di avventura, di viaggio che alla fine arricchisce e cambia i punti di vista, le prospettive…

(Marasà)

Era già sera, quando scendendo dalla Sila, mi feci lasciare dai miei amici sulla statale, all’incrocio di Rivachiara. Li salutai, ci saremmo visti l’indomani nello stesso luogo. Saremmo nuovamente, risaliti insieme, in Sila, per andare a lavorare al “parco avventura” – dove d’altronde avrei trascorso l’intera l’estate.
Diversamente dal solito, quella notte mi fermai a dormire nella mia piccola casa al mare; volevo godermi la bellezza e la tranquillità che accompagna i primi giorni d’estate.

Arrivato a casa, feci una doccia calda, per rilassarmi e levarmi di dosso un po’ di stanchezza; il mio corpo ne aveva assolutamente bisogno. Dopo cena mi distesi sul divano per rilassarmi un po’. Lasciai le persiane del terrazzo aperte a godermi la frescura della sera. Me ne stavo al buio, disteso nel silenzio con gli occhi chiusi, ad ascoltare i suoni della notte estiva. Era talmente forte e chiara la voce del mare che sembrava che le sue onde s’infrangessero ai piedi del mio terrazzo. Quel suono suscitò in me la voglia di una passeggiata notturna in riva al mare, sotto la pallida luce della luna…ero troppo stanco per farlo davvero.
Andai a letto presto, esausto delle fatiche della giornata; al parco avevamo avuto un bel da fare. Puntai la sveglia, più presto del solito; sapendo già che l’indomani avrei dovuto percorrere, a piedi, il tratto di strada che collega il villaggio alla statale.

L’indomani fui svegliato dal suono della sveglia. Mi alzai, anche se avrei preferito indugiare nel letto ancora per un altro po’, ma ero fresco e riposato. Misi la moka sul fuoco e nel frattempo mi affrettai a sbrigare le ultime cose. Accompagnai al mio solito latte e caffè, due fette di pane con nutella. Mi ricordai che avrei dovuto fare un bel tratto a piedi, quindi, ne mangiai una terza: avevo bisogno di energie.

L’alba era già passata da un bel pezzo, quando uscii di casa, ma il sole era ancora basso, e i suoi raggi tiepidi. L’aria del mattino era frizzante, molto gradevole.
Zainetto in spalla, m’incamminai per raggiungere l’uscita del villaggio. In breve tempo fui dall’altra parte; all’imbocco della stradina che porta su fino alla statale.
Mi fermai e volsi lo sguardo davanti a me: si prospettava una lingua di asfalto grigiastra, lunga circa quattro chilometri, o forse più. Per i primi tre-quarti del percorso, la strada era un lungo rettilineo, dopodiché continuava zigzagando sulla destra, fino a sbucare sulla statale: una lunga passeggiata mattutina!

Ero preoccupato di arrivare tardi all’appuntamento con i miei amici; ma volevo godermi a pieno la mia passeggiata nella campagna.
Camminando, ammiravo la natura intorno a me, che mi regalava gioia; con i suoi colori vividi era stupenda. Gli alberi di frutto avevano perso ormai da tempo i fiori, e incominciavano ad intravedersi i primi i frutti, ancora acerbi. Ben presto, però, le pesche sarebbero state mature e pronte per essere raccolte; avrebbero macchiato di giallo e di rosso porzioni di terreno.
Tra il verde dell’erba cominciava ad affiorare il giallo dorato dell’estate. Presto anche il clima sarebbe mutato, ritrovandoci di colpo, alle prese con temperature più elevate; tra non molto, farsi tutta questa strada sotto il sole cocente dell’estate non sarebbe stato più gradevole, se non al tramonto.
Poco più avanti, sul lato sinistro della strada, scorsi un’enorme distesa color-oro; un magnifico campo di grano se ne stava lì ad ondeggiare lentamente, quasi in modo impercettibile, mosso da un leggero venticello mattutino; sembrava stessi osservando il mare… un mare di spighe di grano.
Mi ricordai in quell’istante di aver lasciato alle mie spalle il mare. Mi voltai d’istinto per osservare che aspetto avesse quella mattina. Dalla mia posizione, riuscii a scorgere a malapena una sottile striscia di un azzurro più marcato rispetto a quello del cielo; se non addirittura nulla. Pensai ai miei genitori, che quella mattina si erano alzati prima dell’alba, per andare a pescare: l’immaginavo ora in chissà quale angolo d’azzurro. Con la loro piccola barca, immersi nel silenzio del mare a gustarsi i colori dell’alba. Circondati dall’immensità seduti uno a poppa e l’altro a prua, con la lenza in mano, a pescare fino a quando il sole non sarebbe stato alto in cielo. Lì, soli, nella loro barca ad ondeggiare nella tranquillità più assoluta; a farsi dolcemente cullare tra le braccia di Nettuno; a dare sfogo alla propria passione: la pesca.
Sorrisi, gustando già il sapore e il profumo del loro buon pesce fresco che avrei mangiato in settimana.

Ripresi a camminare, ripensando per un’ attimo all’appuntamento con i miei amici. Ma non mi preoccupai più di tanto; sapevo, che se fossero arrivati prima di me, mi avrebbero chiamato sul telefonino ed eventualmente aspettato; per cui non mi disturbai neanche a guardare l’ora.
Avanzavo lungo il viale immerso nella pace più assoluta. Ero in perfetta armonia con la natura circostante. Avevo stabilito quel contatto diretto e immediato con essa che consente di cogliere lo spirito delle cose nella loro essenza. Camminare a piedi immerso nella natura è una delle cose che amo di più: Quando si cammina nulla sfugge allo sguardo e nulla ci distrae, cosicché siamo interamente predisposti all’accoglienza e alla conoscenza di nuovi volti e nuovi luoghi. Soltanto in questo modo è possibile ammirare la bellezza della natura, cogliendone tutti i messaggi e, allo stesso tempo, scoprire e rispettare culture diverse, portatrici di un prezioso patrimonio di saggezza.
Camminare ci aiuta ad ascoltare la propria anima, il proprio “sé”, in un altrove. L’alternarsi dei nostri passi, scandisce il nostro pensiero e lo alleggerisce, offrendoci un vero e proprio momento di rigenerazione interiore, lontano dalla caotica vita quotidiana. E’ come staccarsi per un’ attimo dalla realtà ed entrare in stretto contatto con un mondo parallelo. Un mondo più bello, più puro, più vero, dove la mente dialoga con l’anima, cercando di scoprire il nostro segreto più remoto “l’essenza della nostra vita”, cioè, cos’è che desidera veramente la nostra anima; scartando tutto il resto. Fare ciò, significa, camminare a piedi nudi sulla “strada”, che porta al profondo della nostra anima. Camminare lungo i sentieri della nostra vita, senza nessun velo, senza nessun segreto, mettendosi a “nudo”; puri e trasparenti. Questo, era uno di quei momenti.

Alzai lo sguardo, e giù in fondo all’orizzonte, vidi stagliarsi l’enorme profilo scuro dei monti della Sila. Mi tornarono in mente i discorsi fatti con Giò il giorno prima: andare in Nepal per un mese a fare trekking. Avevamo ipotizzato e fantasticato sul viaggio, e i nostri occhi in quel momento brillavano come due diamanti; sembravamo due bambini felici a cui avevano appena regalato un nuovo giocattolo; eravamo al settimo cielo. Noi, soli, immersi totalmente in una natura ancora selvaggia, pura, lontana anni luce dalla tecnologia e dal caos metropolitano. In un luogo dove sembrava che il tempo si fosse fermato. Lì per immortalare nella nostra mente e nei nostri cuori scenari dall’altri tempi, dove poter incontrare uomini e culture appartenenti ad un mondo diverso e lontano. Andarci sarebbe significato realizzare un altro sogno.
Fu proprio in quel momento – mentre il mio sguardo era perso in chi sa dove, e la mia mente immersa in mille fantastici pensieri sul Nepal – che calpestai qualcosa a terra.
Mi fermai. Abbassai lo sguardo, e vidi che era un quaderno. Mi chinai a raccoglierlo. Ero curioso di vedere cosa ci fosse scritto al suo interno. Sulla copertina c’erano disegnati Adamo ed Eva. Ballavano nudi, con la felicità stampata sul viso; sembrava fossero ad una festa Hippy. Lo aprii a caso, quasi al centro. Su, in alto alla pagina c’era scritto: “On the road”. Diedi un occhiata alla pagina precedente: c’era scritto “Jack Kerouac”. Sfogliai le altre pagine. C’erano i nomi di altri autori, filosofi e artisti, con le loro biografie e la loro opera più famosa – Hengel, Freud, Warhol, Nietzche, Schopenauer, ed altri ancora.
Tornai di nuovo alla pagina centrale, e fissai di nuovo quel titolo: “on the road”. Cominciai a riflettere sull’accaduto, collegando tra di loro gli eventi; come in un puzzle. Mi ricordai, che prima che trovassi quel quaderno, stavo rimuginando sul fatto di decidere seriamente di partire a settembre, qualunque fosse stata alla fine la meta – Nepal, Indonesia, Perù, al momento la meta non aveva molta importanza – ciò che al momento mi importava, era decidere, se partire o no, per un bel viaggio in un luogo remoto! Viaggio, inteso come avventura, percorso di vita, con le sue incognite e i suoi imprevisti, le sue gioie e dolori, i suoi odori e colori. Partire per luoghi quasi ignoti, per conoscere e socializzare con persone di altri luoghi ed altre culture!
Ero alle prese con mille ragionamenti, mille incognite e indecisioni. Pensavo, se avessi racimolato i soldi fino a settembre; chi, mi avrebbe seguito in questa mia nuova avventura… insomma, me la stavo menando con tutte queste seghe mentali.
Poi, all’improvviso – come apparsa dal nulla – quella scritta: “on the road”. Pensai… <<sarà stato il destino o semplicemente una fatalità?>>, <<Cosa sta cercando di dirmi quella scritta?>>.
Ancora una volta, un segno apparentemente insignificante, stava indicandomi qual’ era il succo, l’essenza…lo scopo della mia vita. Mi stava indicando la strada da percorrere. Strada, non intesa come cosa fisica, ma, come mezzo virtuale che collega i sogni al raggiungimento della felicità; in termini buddisti: l’illuminazione. E viaggiare, rientrava tra le mie soddisfazioni dell’anima!
Viaggiare, andare alla scoperta dei luoghi, delle persone, della natura e della sua bellezza, di tutte le cose e le creature che Iddio ha creato. Viaggiare, e ancora viaggiare. Sentirsi liberi. Scoprire la felicità più pura, nelle cose più semplici. Dissetare la propria anima dando vita e sfogo a propri sogni, perché stroncare sul nascere i propri sogni, senza nemmeno aver tentato di realizzarli, significherebbe generare “infelicità”.
Ora il messaggio mi era chiaro, e di colpo mi sentii pieno di felicità; avevo deciso, a settembre sarei partito! Dove? presto l’avrei deciso!

Giunsi sulla statale, nello stesso istante in cui arrivarono i miei amici. Salii sulla jeep, con la felicità stampata sul viso e il quaderno in mano.
I miei amici mi guardavano sbalorditi, chiedendosi dentro di loro quale fosse il motivo di tanta felicita; nessuno di loro, però, mi domandò nulla.
Restai in silenzio per tutto il viaggio, ammirando le stupende immagini della natura e dei paesaggi della Sila, che scorrevano lentamente, dall’altra parte del finestrino.

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Com’è bello…tra poco è Natale!
I negozi, i supermercati, le cineserie e le bancarelle, sono già stracolmi di articoli natalizi: palline, stelle filanti, personaggi del presepe, addobbi per la casa e alberi di natale finti.
Com’è bello…tra poco è Natale!
Nelle piazze e per vie del centro storico… banchi, tappeti rossi, stelle di natale, alberi e luci.
Com’è bello…tra poco è Natale!
E poi che dire… panettoni, spumanti, champagne, dolciumi a go-go.
Com’è bello…tra poco è Natale!
Già, dimenticavo la cosa più importante… l’albero di “Natale” in ogni casa.
“Sì che bello! Magari meglio se è vero! O forse no? Quelli finti sono brutti e costano molto! Ma si! A chi vuoi che possa importare il fatto di “TAGLIARE” milioni di alberi tutti in una volta, cosi, solo per lo sfizio di possederne uno in casa per qualche giorno. Un albero in più, un albero in meno, chi vuoi che se si accorga! E poi ce ne sono tanti, a voglia d’ ossigeno… o forse no? Tanto lo fanno tutti… quindi lo faccio anch’io. E poi, non è mica colpa mia se tagliano tutti questi alberi per venderli. O forse no? Se lo vendono, io lo compro!”
Com’è bello…tra poco è Natale!
E poi e simpatico, vedere dopo Natale, tutti quegli alberi buttati e accantonati vicino al bidone delle immondizie! Però cosi si sporca pure la città. Che importa, tanto ci sono i netturbini!
Com’è bello…tra poco è Natale!
Infondo, pensandoci, direi che è un vero spreco tagliare tutti questi alberi, tutti in una volta; per poi usarli soltanto qualche giorno. Ma mica è colpa mia se la festa del Natale richiede “l’albero”! E poi il presepe non mi piace, e inoltre richiede molto più tempo per farlo.
Com’è bello…tra poco è Natale!
Si, ho deciso! Ne voglio uno vero e grande! Pero, dicono che per diventare grande un albero impiega anni, invece noi per “ucciderlo” c’impieghiamo qualche secondo. Forse è soltanto una leggenda metropolitana. O forse no? Magari sarebbe bene, riflettere un po’ sulla possibilità di acquistarne uno finto. O se proprio non se ne può fare a meno, di comprarne uno vero con le radici, in modo da poterlo ripiantare dopo Natale.
Com’è bello…tra poco è Natale!

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Per saperne di più: http://www.compagniadelgiardinaggio.it/abeti-natale
Ps. Riflettete prima di agire…Buon Natale a Tutti.
… Sotto un’ immagine dell’Albero di Natale mandatami da Federica…

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…e ancora sotto una foto mandatami da Marina. L’autore del progetto è il Prof. Nico Granito della Scuola Media A.Capraro di Procida

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Assenza Giustificata…

novembre 8, 2008

assenza

 

Sicuramente alcuni di voi, si staranno domandando il motivo di tale periodo di bianco, il motivo di questo fiume di silenzio, che da circa due mesi incombe su questo blog; in altre parole, il perché di tale mia assenza. Il motivo è semplice… è un periodo nel quale sto dedicandomi ad altre mie passioni; le quali m’impegnano per ore e ore, se non addirittura per la maggior parte della giornata. Sono alle prese con una miriade di cose, che spazia dall’arte alla lettura di un buon libro, dalle mie escursioni in montagna ai viaggi, dai lavoretti domestici al volontariato. Infine quelle poche ore che mi rimangono, a volte li dedico agli amici, con i quali vado a cenare e a trascorrere la serata in qualche simpatico locale, dove alle chiacchiere accompagniamo un buon bicchier di vino.
Per quanto riguarda l’arte, sto realizzato dei piccoli quadri, parte di una serie d’opere che hanno come soggetto uno stupendo animale quale è il “toro”. Ciascun’opera inoltre, è creata in base ad un tema principale, quale ad esempio la pace, la libertà, ecc.; per il momento non aggiungo altro, in seguito avrete modo di vedere pubblicati i miei lavori in questo blog, in una pagina appositamente dedicata e chiamata “Artoro”. Dimenticavo, ne ho dedicato uno anche ad un noto rocker italiano.
Per quanto riguarda la montagna, oltre alle solite escursioni domenicali ed agli impegni con il Soccorso Alpino, ho dedicato un po’ del mio tempo al completamento d’alcune vie d’arrampicata site nella zona di Stalettì (cz); lavoro iniziato tempo fa e per il momento concluso. Inoltre ho fatto nuove conoscenze in campo alpinistico; mi riferisco al mio nuovo grande amico Tazo, un climber d’alto livello; io lo paragono a “spiderman”.
Del resto che dire… sono appena rientrato da una piccola vacanza – più che vacanza è stata una mezza toccata e fuga a Firenze e Roma. La prima destinazione è stata Firenze – la scusa è stata il raduno annuale del “fan club” di Piero Pelù, svoltosi il primo novembre al Viper Theater – dopodiché ne ho approfittato per passare – al rientro – da Roma, per andare a trovare mio cugino Massimo e quindi di dedicare tre/quattro giorni al “vagabondaggio”. Avevo voglia di staccare, di cambiare aria, di sentire odori diversi, di vedere facce diverse e posti diversi. Avevo voglia di starmene da solo e di gironzolare a casaccio senza una meta, per le viuzze del centro storico. Avevo voglia di cenare nei locali più simpatici e caotici della città dove incontrare i turisti e la gente più strana, la “bella gente”. Avevo voglia di rivedere Roma. Forse ad influenzarmi un po’, saranno state anche le stupende foto in bianco e nero di Roma, catturate dall’obbiettivo della macchina fotografica, del mio caro amico Liberto. Foto scattate durante i suoi anni di permanenza a Roma. Anni vissuti da buon emigrato e studente calabrese. Foto che ritraggono luoghi, strade, vie, scene di semplici momenti di convivenza e di straordinaria quotidianità romana; scene e ricordi immortalati per sempre dal suo obbiettivo. Scene e ricordi impresse per sempre sulla pellicola, ma soprattutto impresse in qualche angolo latente della sua mente… della sua mente “libertina”; ma questa è un’altra storia, la quale trova ampio spazio in un blog altrove.
Ebbene queste sono state le cause della mia assenza, del mio silenzio… mi ero perso, perché del resto amo perdermi. Magari Liberto avrebbe detto ero in pausa perché stavo “ studiando”, io preferisco dire: stavo seguendo ed assecondando – come sempre – il mio istinto di libertà. Stavo sfamando la mia anima, la mia voglia di diverso, di nuovo ma allo stesso tempo di vecchio, la mia voglia di fare, di volare, di “macinare”.

Beh, come disse Adriano Pappalardo: Ricominciamo!

Oggi voglio parlare di musica e di tradizioni…della musica e delle tradizioni della nostra bella e tanta amata terra… “la Calabria”. Lo farò parlandovi dei badolatesi Marasà; un gruppo che porta avanti con orgoglio le tradizioni della nostra regione, e in particolare di Badolato.

La prima volta che venni a conoscenza dei Marasà, fu il 14 Agosto del 2004, in occasione del concerto di Piero Pelù a Soverato (Cz): Mimmo Audino, munito di chitarra e accompagnato dal suono dell’organetto prese a intonare la classicissima “Abballati Abballati” insieme al rocker fiorentino. Immaginatevi che strana ma bella sensazione; ascoltare un canto tradizionale calabrese cantato in fiorentino, nientemeno che dal Pelù!!!
Io saltai in aria più di prima, con un dolce brivido che mi percorreva per tutto il corpo. La stessa situazione si verifico l’11 Agosto del 2005, in occasione di un concerto indimenticabile (sempre di Piero P.) che si è tenuto all’interno del campo sportivo di Badolato M.na (n.d.r.grazie agli organizzatori della Festa dell’Unità).

In seguito incontrai la mia amica di mille concerti Giusy Scarpino, una fan scatenata di Piero Pelù e dei Litfiba come me. Tale incontro avvenne in occasione della sua festa di laurea; dove io facevo il deejay: e a un certo punto della serata, dopo avermi fatto mettere una miriade di hits litfibiane, mi porse un cd “Ad Aria – Marasà”, e mi disse: metti la numero 10 – la “Sangiuvannisa”, una bellissima canzone dai ritmi veloci e travolgenti. A quel punto tutti incominciarono a danzare scatenandosi e improvvisando al momento folk calabrese. Io naturalmente gli dissi subito: “questo me lo presti”.
Da allora nel mio Ipod, tra gli artisti di fama nazionale e mondiale – tra cui Piero e i Litfiba- ci sono i calabresi Marasà, che ascolto sempre con gusto.

Siamo a Catanzaro Lido, è il 19 Agosto del 2008. Sono carico di adrenalina come prima di ogni concerto, ma soprattutto, sono ansioso e curioso, di sentire finalmente per la prima volta i Marasà dal vivo in formazione completa nel loro ultimo tour “Stasira ni volimu divertira”. Mi dirigo verso il palco, alla ricerca di Mimmo Audino con l’intento di fare la sua conoscenza e fare una foto insieme a lui. A un tratto mi sento chiamare da una voce familiare; mi volto e vedo Giusy. Così, come a ogni concerto di Piero ci uniamo per goderci il concerto insieme..e insieme finiremo nella foto con Mimmo e Sergio.


Alle 22.30 inizia il concerto: i Marasà aprono con “Missionari”. E’ subito un susseguirsi di belle canzoni tradizionali calabresi rielaborate a modo loro: veloci, cariche di ritmo e con una batteria e un basso potenti come nel rock. La loro musica – scrivono nel loro sito – richiama lo stile esecutivo alla “battente” tipico della zona delle Serre calabresi, che trova la sua zona di diffusione elettiva proprio nell’aria in cui vivono e operano i Marasà. Note lunghe tenute fino ad esaurire l’aria nei polmoni, “rotuliàte” alla battente, voci che prima si alternano per poi incontrarsi-scontrarsi in una dimensione polivocale che ben poco a che fare con l’armonia a cui noi “ascoltatori moderni” siamo abituati.
Mimmo e Sergio a ogni canzone, ne spiegano il significato e il paese d’origine: tra l’altro sono fiero e orgoglioso, dato che un paio o più canzoni provengono da S.Maria di Cz, il quartiere in cui vivo; anche se ultimamente, come dice sempre Giusy, la nostra città ha chiuso gli occhi, forse perchè vuole dimenticare le sue origini; si vuole sentire all’avanguardia, vuole cancellare il suo passato….
Io penso che il problema riguardi in generale, forse un po’ tutta la nostra terra; c’è timore, paura di essere giudicati e forse c’è anche un po’ di vergogna nel portare avanti le nostre tradizioni, di suonare e ballare la nostra bella e genuina musica… di sentirsi “calabresi”. Eppure non ho mai visto un brasiliano vergognarsi perché suona e balla la samba. Per questo, come dice Giusy: ammiro tantissimo Mimmo Audino e il suo gruppo che con grinta portano avanti il loro progetto senza dimenticare mai che, quella che suonano è la musica dei nostri papà, dei nostri nonni, della nostra regione… è semplicemente “La nostra musica”.
In chiusura un plauso ai Marasà, per essere stati capaci di coinvolgere, di far ballare e cantare tutto il pubblico di Catanzaro lido, trasformando il pubblico di piazza Brindisi, mai avvezzo a questo tipo di serate, in una “grande festa”. Infine sono contento per aver visto quella sera, ballare, cantare e divertirsi una miriade di turisti e di giovani, il che mi fa capire, che qualcosa qui sta cominciando a muoversi.
Grazie Marasà! Continuate cosi, io vi seguirò.

Per saperne di più sui Marasà, visitate il loro sito: www.marasaband.it

Ringraziamenti: A Piero Pelù per avermi portato a conoscenza – tramite i suoi concerti – dei Marasà, e a Giusy per avermi dato una mano in questo Post. Grazie!

Il BugiardoSincero

maggio 17, 2008

…intro…
Cari ascoltatori ben tornati sulle frequenze di Radio PerfettoDifettoso; il vostro blog preferito… Per tutti coloro che si fossero sintonizzati, per la prima volta in questo momento, sulle frequenze di Radio PerfettoDifettoso, si consiglia di leggere con molta attenzione il post precedente: “Tra Sogno e Realtà”, con correlati commenti. Buon ascolto!

Puntuale come sempre (si fa per dire)…scherzi a parte, ma in questo periodo, gli impegni son tanti…e poi d’altronde, come ho detto all’inizio del mio Blog: “scriverò ogni volta che ne avrò voglia, senza nessun obbligo e soprattutto senza nessuna fretta”. Ma ora, torniamo a noi.
Questo più che un nuovo post, vuole essere la soluzione dell’enigma del post precedente…”Tra Sogno e Realtà”…quindi…Sogno? o Realtà? O addirittura nulla di tutto ciò?
Beh!? Siamo ormai arrivati all’epilogo…quindi, mi sembra giusto e in qualche modo dovuto, svelare tale mistero tanto atteso; in particolar modo da alcune donne un po’ curiose che mi leggono.
Anche se sinceramente all’origine, non avevo pianificato ciò; o meglio…non volevo rivelare, se ciò che avevo scritto sul post precedente, corrispondesse ad un sogno, un racconto inventato, un fatto reale o addirittura a qualcosa che si trovasse a metà tra il reale e l’onirico. Sinceramente, avrei voluto lasciarvi nel dubbio, e non svelare questo mio piccolo segreto… ma, va bene cosi; per questa volta, farò uno strappo alla regola e vi accontenterò.
Ma prima, volevo concedermi qualche altro minuto, per rispondere al commento del mio caro amico Liberto, riportato qui di seguito:

… è durante la veglia che ritengo che possiamo realmente sognare. E soprattutto tentare di realizzarli, i sogni. Altrimenti rimangono illusioni. Che è un modo più dolce di lamentarsi.
Sognare di più credo sia il segreto della felicità. E farlo di giorno è la mia filosofia di vita. Tentare di realizzarli, i sogni, è il compito della nostra esistenza.
Altrimenti saremo sempre in balìa degli eventi. Continueremo ad essere solo delle pedine nel grande gioco del mondo. Rischiando di confondere i sogni con la realtà, credendo che gli uni siano prerogativa delle ore di riposo, e l’altra solo da subire.
E’ durante la veglia che si fanno i sogni più belli. Perché li vivi. Perché non sono illusori. Rendere la nostra vita un sogno è il nostro compito. Almeno fino alla prossima notte.

Beh! caro Liberto, caro amico mio…delle volte penso, che Tu ancora non mi conosca del tutto o per lo meno fai finta, nonostante siamo cresciuti nella stessa via, per non dire addirittura porta e porta. Magari, all’epoca si era piccoli, ed alcuni concetti come questo, (tipo sognare), non ci si soffermava per riflettere sul significato o addirittura non se ne conosceva neanche l’esistenza; ma, si attuavano direttamente per istinto. Come ho scritto, su una pagina della mia Moleskine: “I bambini sono felici, perché sognano anche ad occhi aperti”. Prerogativa alla quale noi adulti aneliamo, ma difficilmente riusciamo a mettere in atto. Anzi vi dirò, mi accorgo che ultimamente, sta diventando sempre di più un’utopia. Forse perché concentriamo tutte le nostre forze, per cose futili, prive di valore – non inteso come denaro, anzi, al contrario -, abbagliati e rincoglioniti da una TV sempre più spazzatura; e ci dimentichiamo o perlomeno mettiamo da parte, cose importanti, come ad esempio, realizzare un sogno. Ancora peggio, chi vive senza avere un sogno nel cassetto del suo cuore. Chi vive senza speranza. Chi non crede, che magari un giorno, possa avverarsi qualcosa di veramente speciale, per la sua anima e il suo cuore…qualunque cosa essa sia.
Al contrario di noi adulti, i bambini, sono dotati di questa caratteristica, e riescono a farlo con molta semplicità; il loro è un’ istinto innato. Ebbene si…per loro sognare è vivere.
Forse ciò che ci manca, quindi che non ci permette di realizzare i nostri sogni e di ottenere ciò in cui si crede, è “la voglia di lottare”; come hai scritto Tu (trascritto), in un tuo post “Il Gabbiano Jonathan Livingston” …La voglia di lottare, di ottenere ciò in cui si crede, e che spesso invece, per paura di fallire o di essere giudicati, non tentiamo neppure di intraprendere…Vero! Sono pienamente d’accordo con Te. Anche se sinceramente, sono il tipo che non si ferma -o almeno cerca- davanti a ciò. In primis, non ho mai avuto la paura di fallire. Ho sempre tentato di raggiungere l’obbiettivo che mi ero prefissato; anche se alla fine magari o fallito. Ma, almeno posso dire, che c’ho provato, senza portarmi dietro alcun rimorso e un giorno dire: ”forse…sé..”. Inoltre non ho mai dato importanza, al giudizio della gente tanto meno ai ciarlatani (ciò che dice la gente, neanche lo ascolto). Penso, che ciò che faccio deve piacere e stare bene a me; naturalmente non invadendo e rispettando la libertà degl’altri. Ed infine ti assicuro, che non mi manca certamente la “voglia di lottare”, e ringrazio Dio o chi per Lui per avermi fatto dono di questa mia qualità; altrimenti non sarei mai riuscito, a superare tutti i grandi ostacoli che la vita mi ha posto davanti fino ad oggi.
Sono pienamente d’accordo con Te quando dici: …è durante la veglia che ritengo che possiamo realmente sognare…non ha caso il titolo iniziale del precedente post era “sogno ad occhi aperti”; il quale ho poi deciso di cambiare in “Tra Sogno e Realtà” per mettervi un po’ fuori pista. Quindi, da qui l’idea di trasformarmi da PerfettoDifettoso in BugiardoSincero. Ovvero, ho voluto attrarre la vostra attenzione sul titolo un po’ fasullo (il Bugiardo), per confondervi e non far risaltare in primo piano la verità…ma ciò che ho scritto e pura verità, non c’è nulla d’ inventato; del resto la verità c’è l’avevate sotto gli occhi (il Sincero). Forse qualcuno che si è un po’ avvicinata alla verità, è stata Milena; ma anche Lei, poi s’è persa per strada.
Infine, e concludo con Te, volevo dirti che…”sognare ad occhi aperti, ma sopratutto, cercare di realizzare i sogni” è anche la mia filosofia di vita…e mi sa che lo sai benissimo…come ripeto sempre io “il mio cervello macina”. Tra l’altro odio le illusioni ed evito di illudermi; come ho scritto sulla mia moleskine: “L’illusione è simile ad un sogno; arriva all’improvviso, porta gioia e fantasia per un istante, e svanisce appena ti svegli. Ma mentre il sogno ti lascia gioia immensa nel cuore; l’illusione ti lascia l’amaro in bocca. Per questo cerco di sognare ed evito di illudermi”. Anche se a volte, ancora ci casco…mi riferisco in particolare , a quando ho a che fare con le donne e cioè in amore. E proprio in questi giorni, mi sa che ci sto ricascando…PorcazoZZa!

Beh, per quanto riguarda la bella storia scritta da me nel post precedente; avrete ormai capito che si tratta di un fatto realmente accadutomi. Naturalmente, ora non venite a chiedermi quando e dove, perché almeno questo resterà un mio piccolo segreto. Sicuramente, nel narrare l’accaduto, ho usato una linea dolcemente romantica, in stile ottocentesco; spero degna del Romanticismo… del resto come dice Blimes sono un romantico e non ne vado fiero. Vi posso assicurare, che per scrivere ciò, non mi sono messo d’impegno; ma è il risultato di tutte l’emozioni, che la mi anima e il mio cuore hanno provato quella notte, e che ho scritto sotto ispirazione il giorno seguente, su un pezzo di carta procuratami in quel momento in loco.

Sono contento che questo mio post (Tra Sogno e Realtà) abbia portato ad un argomento cosi bello ed importante come questo…Sognare. Infatti spero che ne prossimi commenti, qualcuno mi racconti qualche suo bel sogno personale. Ciò che invece mi lascia perplesso, è il fatto, che tutti leggendo il mio racconto, vi siate posti la domanda, se ciò che leggevate era un fatto reale o inventato. Magari sarà stata semplice curiosità. Io sinceramente, non mi sono mai posto tali problemi leggendo un racconto, un libro o un blog. Forse, perchè a me interessa di più, il succo delle parole e dei fatti, trascurando il fatto, se colui che a scritto tali parole li abbia vissute veramente o se li sia inventati. Anche se sinceramente penso, che qualsiasi racconto, pur se frutto della fantasia dell’autore, contenga sempre delle emozioni realmente vissute. Vabbè…
Comunque ancora tutt’oggi, pensando a quella notte, non riesco a crederci. Mi sembra di aver vissuto un sogno ad occhi chiusi, e non un fatto realmente accaduto. Ma poi, penso a quella splendida ragazza, delicata come un bocciolo di rosa, a tutte quelle fantastiche e forti emozioni – serenità, felicità, gioia, amore e passione – che quella notte ho provato, mentre me ne stavo accucciato al calduccio sotto le coperte, a riflettere sull’accaduto, cercando di addormentarmi e magari di far continuare da dove lo avevo lasciato, quel mio dolce e fantastico Sogno.

Cari ascoltatori Radio PerfettoDifettoso vi saluta e vi augura una Buona Notte.

Ps. Ringrazio la splendida Musa…per avermi regalato quella splendida notte, e aver fatto si, che scrivessi questi due magnifici post; in particolare il primo. Grazie.

Tra Sogno e Realtà…

aprile 20, 2008

Una notte come tante, o almeno all’apparenza. Il silenzio profondo della notte, interrotto soltanto dal leggero soffio del vento, che ne accarezza le cose… accompagnato dal fruscio dello scorrere dell’acqua del torrente. Alta in cielo, la luna illumina la notte con tutto il suo splendore di plenilunio; diffondendo su tutto il paesaggio profili argentei. Un cielo stupendo dalle tonalità di un azzurro cobalto gli fà da sfondo.
E’ tardi, e mi appresto ad andare a letto. Tutto d’un tratto, come per incanto, l’incontro fortuito… I miei occhi vengono attratti da una luce, proveniente da una finestra di fronte. Mi fermo a guardare, attratto da un non so che cosa… forse semplice curiosità. All’interno di quella stanza, come per incanto, una dolce visione notturna… un’ angelo apparso dal nulla. Una splendida ragazza, intenta in un dolce e lento striptease… una sensuale danza orientale. Non credo ai miei occhi… Dio questa notte, ha voluto deliziarmi di tale bellezza.
Lei… sola dentro quella stanza; erotica essenza dell’amore. E’ lì, in tutta la sua giovinezza e bellezza immacolata. Anche ella si appresta ad andare a letto. Inizia a disfarsi dei suoi veli quotidiani; uno ad uno, con molta armonia. Si avvicina al suo letto e delicatamente posa una gamba su di esso. Ricurva e intenta a scrutare attentamente la sua lunga gamba. Con una mano, dolcemente accarezza la sua pelle  morbida e liscia. Candida, pura; vellutata come un petalo di rosa. Le sue dita, sfiorano la pelle con gesti delicati e armoniosi. Conosce il suo corpo alla perfezione. Soddisfatta nel sentirne la sua perfezione e la sua giovane età.
Io qui, immobile come pietrificato. Tra sogno e realtà. Nascosto nell’ombra, dietro la finestra. A gustare stupito ed incredulo. Chiedendomi il perché di tale coincidenza. Il mio corpo incapace di alcuna reazione, se non altro, che contemplare in silenzio, quel fantastico spettacolo della natura umana.
Tra me e lei, due finestre ci separano. Un ramoscello d’albero, di tanto in tanto disturba il mio dolce sogno ad occhi aperti.
Sta per sfilarsi di dosso la maglietta… la visione diventa sublime. L’artista mette in mostra il suo pezzo migliore. La sua opera d’arte per eccellenza… il suo bel seno. La sua forma perfetta, semi sferica… come direbbero i francesi “a coppa di Champagne”. Sode come quelle di una statua di marmo, scolpita dal Michelangelo. Esprimono al massimo la sua sensualità e il suo splendore. Si osserva allo specchio, fiera della sua bellezza divina. I suoi capelli castani e leggermente ondulati, scendono lunghi, accarezzandole dolcemente la schiena.
Vorrei poter essere lì, nella stanza con lei. Per accarezzarla dolcemente. Per sentire la morbidezza e il profumo della sua candida pelle. Vorrei baciare la sua pelle con le mie labbra per assaporarne il gusto. Vorrei mordergli delicatamente le sue labbra rosse e carnose. Vorrei baciarle dolcemente il collo, su fin dietro le orecchie; per sussurrarle dolci parole. Vorrei vedere il suo sorriso. Vorrei starle vicino. Vorrei amarla… essere suo almeno per una notte.
Si sposta in un angolo di stanza; dove il mio occhio non può raggiungerla. Tutto d’un tratto il buio. Quella fantastica ed inaspettata visione, tutto d’un tratto, com’era apparsa, svanisce, come un sogno al risveglio. Non mi resta che augurale una dolce notte.
Mentre mi diriggo verso la camera da letto, mi viene da riflettere… potrebbe diventare un’ appuntamento serale… ma non voglio stare lì ad aspettarla. Soprattutto non voglio diventi consuetudine. Se mai dovesse ricapitare, voglio che l’incontro sia fortuito come questa notte; dettato dal destino.
Vado a letto… lentamente chiudo gli occhi… e mi addormento con il desiderio di sognarla e di rivederla.
La notte seguente, mentre mi diriggo come di consueto, verso la camera da letto, ripenso alla notte precedente. Tutto d’un tratto, vengo assalito, da una forte tentazione e contro la mia volontà, mi diriggo verso la solita maledetta finestra; per controllare, se anche questa notte, lei è lì ad aspettarmi. Ma questa notte, la sua persiana e chiusa e all’interno la stanza è buia. Questa notte… la mia Musa… non vuol danzare per Me.

 

 

Aleggia su quella montagna, il richiamo del silenzio, che è proprio delle grandi vette, un canto di sirena, che mi attira mio malgrado”. Joe Simpson

Il canto del silenzio della montagna, la purezza e la durezza del ghiacciaio, la maestosità e la bellezza assoluta della natura, l’irresistibile desiderio di sfidare la montagna per capirne i segreti, il vento gelido che ti taglia la faccia come lamette…e il fiato della grande fatica, che cresce di pari passo alla quota.
I compagni di cordata… e quella corda che ti lega per tutta l’ascesa. Nella vita e nella morte, nella gloria – per la conquista della vetta – ma anche nella sconfitta dell’uomo. Quella corda con la quale affidi la tua vita ai tuoi compagni e di conseguenza loro ti affidano la propria. Ci sono momenti, in cui i tuoi compagni di cordata vorrebbero tagliare quel legame, per proseguire da soli. Liberarsi del tuo peso e sentirsi liberi di tenere il proprio passo; gustandosi fino in fondo la propria libertà. Non vi nascondo che in alcuni momenti avrei voluto farlo anche io…e c’è mancato poco. Ma in queste situazioni, questi luoghi…è Tabù. Le regole del gioco vanno rispettate. Tutto va fatto con cognizione e cautela. La minima distrazione o il più piccolo errore possono volgere un intenso piacere in tragedia. La natura se sbagli non perdona.

 

 
Armati fino ai denti come guerrieri epici, di scarponi, ramponi, piccozza, caschetto, occhiali, zaino, corde, moschettoni e vestiti in gore-tex… partiamo alla conquista della vetta. E’ lassù che ci aspetta… situata a quota 4.061 Mt slm. Una vetta dal nome magico… Gran Paradiso. Si prospetta davanti ai nostri occhi una salita che sembra infinita. Tra ghiaccio e roccia. Su pendii e pareti vertiginosi che ti mozzano il fiato.
Partiamo all’attacco della vetta, alle quattro di notte. Usciamo dal rifugio che è ancora buio. Un’ oscurità d’inchiostro. L’unica luce che illumina i nostri passi lungo un sentiero immaginario, è la torcia frontale del nostro caschetto. Una luce azzurra e fredda quanto la notte stessa a quella quota. E’ uno spettacolo vedere oltre a noi, gruppi di altre persone, che salgono verso la vetta per lo stesso scopo. L’effetto creato dalle torce dei nostri caschetti è magico… sembriamo tanti sciami di lucciole che avanzano lentamente zigzagando in fila indiana. Tanti gruppi di puntini luminosi sparsi qui e là su uno sfondo nero… è uno spettacolo. E’ come guardare il firmamento. Dopo alcune ore di cammino, arriviamo in prossimità del ghiacciaio. L’alba comincia ad illuminarci e a riscaldare l’aria fredda della notte. I primi raggi di sole colorano ed illuminano le montagne intorno a noi. Tutto il panorama si tinge di calde tonalità. Sfumature di rosso, giallo e arancio. La giornata è limpida e senza vento. Dio ci ha fatto un bel regalo. Anche se a volte ti capita di pensare, che il tempo potrebbe cambiare tutto d’un tratto in modo spaventoso – del resto si sa il tempo in montagna e cosi – ; ritrovandoti cosi nel bel mezzo di una bufera. E allora si… che ci sarebbe da piangere. Al sol pensiero di tutto ciò, comincio ad assaporare quell’aspra sensazione di panico. Un improviso formicolio dietro la schiena e sulla faccia, e una sensazione di calore invade tutto il corpo.

 

Arrivati ai piedi del ghiacciaio, facciamo una piccola sosta per montarci i ramponi, le ghette e unirci in cordata. L’attesa e lo stare fermi, comincia a farmi sentire e soffrire tutto d’un tratto un freddo terribile. Qualcosa mai provato prima, un freddo assurdo, glaciale, che mi entra fino nelle ossa. Una sensazione di ipotermia. Una sofferenza cocente. Mi viene subito da pensare, ai grandi alpinisti come Messener, Joe Simpson… che hanno avuto a che fare con temperature di meno 45 gradi, a quote oltre gli 8.000 metri sul livello del mare, e spontaneamente mi viene da esclamare: ma come caspita avranno fatto a resistere a tali temperature? E questo non è nulla in confronto a ciò che si prova a quelle altitudini. Mica saranno alieni? Buh? Poi rifletto e dico: non per nulla sono dei grandi Alpinisti e le loro foto sono su tutte le riviste mondiali. Comincio a sbroccare. Ad assaporare quella sensazione di panico. A muovermi avanti e indietro…a sbattere i ramponi sul ghiaccio – come un cavallo che scalcia -, con l’intento di riscaldarmi un po’. Incito i miei compagni di cordata, affinché si sbrighino; al fine di rimetterci in marcia e cosi finalmente riscaldarmi e ritornare a temperature corporee normali.
 

 

Da questo momento in poi, l’ascensione si fa seria, e quindi bisogna fare molta attenzione. Camminare sul ghiaccio, comporta serie difficoltà e tra l’altro comincia a farsi sentire l’ altitudine. Più si sale in quota, più l’aria diventa rarefatta. E questa mancanza di ossigeno ti porta… fatica, stress e tensione. La pesantezza nelle gambe…pochi passi, ti fermi, ti ossigeni e poi riparti. Cammini con la lentezza di una lumaca. Ma intanto, la voce dell’orgoglio e quel panorama mozzafiato ed unico, dai colori candidi, puri… e dalle forme idilliache, come se ti trovassi veramente nell’eden; ti da la forza e la voglia di proseguire… almeno per qualche altro metro. E’ proprio qui, che entra in gioco la forza di volontà. E’ una lotta continua dentro di Te: una parte, quella più debole ma forse più umana, vorrebbe mollare tutto e tornarsene indietro. L’altra parte invece, la più forte quella dove risiede l’anima, lo spirito ribelle, la forza di volontà e quella maledetta voce dell’orgoglio… dice: “No!…continua… dai, ancora un altro po’…se torni indietro te ne pentirai”. Ma alla fine, bisogna valutare il da fare con molta cautela. Perché non sempre continuare è la scelta giusta. Potrebbe rivelarsi un errore fatale. Un viaggio di sola andata. Allora ti volti per guardare giù a valle, e pensi se sia il caso di tornarsene indietro e mollare tutto. Poi, ti rivolti su per guardare verso la vetta, e dici: mah!, ancora un altro pò… Di nuovo uno sguardo verso valle e poi di nuovo verso la vetta, tutto questo mentre la tua mente e immersa in mille ragionamenti al secondo, per valutare il da farsi. Alla fine la scelta…sperando che sia quella giusta.

“Compite ascensioni se volete, ma ricordatevi che il coraggio e la forza non valgono nulla senza la prudenza, che un attimo di negligenza può distruggere la felicità di tutta una vita. Non agite d’impulso, valutate ogni singolo passo e, all’inizio di una gita, pensate sempre quale può essere la fine.” Edward Whymper

 

Ma vi assicuro che una volta arrivati in vetta, il momento è unico e magico… tutta la stanchezza, la fatica e lo stress svanisce in un attimo, lasciando posto alle emozioni. E mentre il tuo corpo si siede per rifocillarsi, la tua mente, la tua anima si staccano dal tuo corpo e si perdono… in quei panorami, in quegli orizzonti, sulle altre vette, tra le nuvole e su e giù per gli strapiombi. E’ una sensazione molto strana ma allo stesso tempo fantastica… guardare quel tappeto di nuvole candide e soffici come batuffoli, che si trovano al di sotto e non più al di sopra della tua testa; come siamo quotidianamente abituati a vederle. Ti sembra di librare in aria. Vorresti volteggiare su e giù in quel cielo come un uccello, accarezzando quei batuffoli con le mani…tuffarti dentro. È meraviglioso vedere la natura da quelle altitudini. Tutto ad un tratto ti accorgi di essere veramente una nullità in confronto alla grandiosità del mondo – un granello di sabbia nel deserto. Percepisci la strana bellezza dell’ambiente e quel senso di sacralità che emana quel luogo. Sono proprio questi momenti o situazioni analoghe, che mi fanno assaporare, capire e apprezzare il vero significato della parola Libertà… e capisci, che anche l’uomo può volare per alcuni istanti. E poi, guardare i tuoi compagni negli occhi… e vedere la stanchezza, la sofferenza e lo stress trasformarsi tutto d’un tratto in gioia e sul viso affiorare come per magia un dolce sorriso di vittoria.
Vorresti che questo momento, cosi speciale, cosi unico, durasse un’eternità. In un certo modo puoi riuscirci, conservandolo vivo dentro di Te, nell’angolo più latente del tuo cuore e tirandolo fuori ogni qualvolta ne avrai voglia. Magari ti basterà guardare una vetta innevata su una rivista, uno zaino da alpinismo o addirittura sentendone pronunciare soltanto il nome e cosi dicendo… Ma poi come al solito si ritorna alla realtà… E’ un circolo vizioso: un sogno si avvera, ed eccoti tornato al punto di partenza. Ti fabbrichi un’ altro sogno, un po’ più difficile, un po’ più ambizioso… un po’ più pericoloso. Così direbbe Joe Simpson.

 

Per concludere voglio solo dirvi, che è stata un’esperienza meravigliosa. Auguro vivamente a tutti un giorno di poter vivere un’esperienza simile… come direbbe il mio caro amico Luca… “sono stato in paradiso”. Io aggiungo: spero, di avervelo fatto almeno assaporare.

“L’alpinismo consente di percorrere quel sottile crinale che divide la vita dalla morte e dunque, almeno per brevi istanti, fornisce una prospettiva diversa sulla vita. Il casuale incontro con il versante oscuro dà la misura di quanto sia importante il semplice essere vivi. In altri termini, fa vivere.” Joe Simpson

Ringraziamenti: ringrazio gli organizzatori Salvatore F. e Ilde, e soprattutto i miei compagni di cordata che mi hanno sopportato per tutta l’ascesa in vetta, Salvatore F., Vincenzo e Luca… naturalmente anche il mio amico di mille e una avventura Ale… un ringraziamento speciale anche a Salvatore P. per le foto meravigliose. A Vittorio L. che ci ha fatto da guida e alla mamma di Ilde per i sui pranzetti gustosi. Grazie!
 
Ps. tutte le foto di questo Post sono state realizzate sul Gran Paradiso nel Settembre del 2007 da Salvatore Pileggi e lavorate da me… Perfettodifettoso.

Buona Pasqua a…

marzo 22, 2008

Buona Pasqua… a chi soffre e a chi è felice
a chi sta vivendo la guerra e a chi sta vivendo la pace
a chi è in ospedale e a chi è in vacanza
a chi uccide e chi salva una vita
a chi tradisce e a chi ama
a chi odia e a chi non porta rancore
a chi è immigrato e a chi emigrato
a chi ama il mare e a chi ama la montagna
a chi piace il bianco e a chi piace il nero
a chi piace l’arcobaleno
a chi piace la pioggia e a chi piace il sole
a chi ama la musica e a chi ama il silenzio
a chi è in carcere e a chi è libero
ai genitori e ai fratelli
ai nonni e alle nonne
a chi legge Freud e a chi legge Melissa P.
a chi e ricco e a chi è povero
a chi dorme in un palazzo reale e a chi dorme sotto un ponte
a chi è cattolico, buddista, musulmano… a chi è ateo
a chi è donna è a chi è uomo
a chi beve vino e a chi beve birra
a tutti i nostri cari defunti
a tutti i bambini e a tutti gli anziani
a chi lavora da mattina a sera e a chi è senza lavoro
ai politici, mafiosi… e alla gente onesta
a chi si dà da fare e a chi se ne resta a guardare
a tutti i nostri amici e nemici
ai Cinesi e ai Tibetani
a tutti quelli che seguono il mio blog e a tutti quelli che lo faranno.
Buona Pasqua a … Liberto, Marta, Antonella, Rita, Marianna, Laura, Marika, Davide, Milena, Manù, Raffaella, Elisa, Luca, Alessandro……

Ps.per il periodo di Pasqua ho deciso di non fare polemiche, così come il mio amico Liberto… allora iononmilamento. Ma tranquilli… tornerò ad essere polemico più in là, con altri argomenti…
Questa volta non vi chiedo di commentare ma, di lasciare i vostri auguri di Pasqua.

Tanti Auguri di Buona Pasqua.

 

 

…La NaCa…
Questa manifestazione consiste in una procecessione che affonda le sue radici nel lontano Seicento. Il corteo si snoda per le vie e le piazze del centro storico di Catanzaro, mantenendo la stessa suggestione e forza emotiva che lo caratterizza da anni e anni. La Naca è una sorta di culla in cui viene deposta la statua del Cristo morto, dopo essere stato crocifisso. Il termine Naca ha origini incerte, deriva probabilmente dal greco nachè, pelle di pecora, materiale con cui era fatta la culla. La statua del Cristo morto presenta quattro angeli ai lati ed è caratterizzata da una croce con due angeli e da il simbolo del pane spezzato, dal quale esce il sangue che cola nel calice eucaristico. Dietro la Naca è posta la statua della Madonna Addolorata. La processione si svolge ogni anno, a rotazione, nella Chiesa di una delle quattro congreghe religiose più antiche, del Carmine, di San Giovanni, del Rosario e dell’Immacolata. Il corteo è preceduto dal gonfalone e viene portato in processione anche l’ombrellone con i colori della Chiesa da cui esce la Naca. Subito dopo ci sono Gesù e i due ladroni, seguiti dai centurioni romani e da un flagellatore. Il corteo è composto inoltre dalla banda, dal gruppo delle autorità e da sempre più numerosi fedeli. La Naca e la statua dell’Addolorata sono così portate in processione tra preghiere e musiche solenni.

Ps. Foto realizzate da PerfettoDifettoso.

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Eccone un altro!

Cambia l’insegna con i suoi bei colori, cambia la locazione…  ma alla fine, rimane l’ennesimo Supermercato. Con i suoi bei carrelli, con i suoi interminabili scaffali, con le sue casse a schiera che ti segnalano la fine del percorso e con la solita gente che ormai sembra pellegrinare, da un supermercato all’altro, come fossero tanti santuari delle cibarie.

Questa purtroppo, è la cruda e vera realtà di Catanzaro. Magari anche del sud o addirittura d’Italia; dato come corrono i tempi. Sembra. Anzi è… l’unico svago della gente di Catanzaro. Sempre alla ricerca dell’ennesima inaugurazione. Sia esso un Supermercato, Centro Commerciale o addirittura un negozio di cineserie.

Basta! Non se ne può, proprio più. Sempre la solita routine. Ormai  è diventato un Cult. Anzi, è come, se sia diventato lo sport locale o l’ hobby della collettività.

La gente è sempre informata dell’evento, grazie al solito Tam-Tam, che si sparge a macchia d’olio, molti giorni prima. È simile alla classica catena di S.Antonio, che si forma in internet, con l’ email. Più rudimentale, ma forse molto più efficace. Almeno qui nel sud. Anzi direi, che è proprio una nostra caratteristica. Come diciamo noi “u petteguliara”. Ma di questo avremo modo di parlarne più in là.

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Ma parliamo di una tipica inaugurazione. Di un supermercato, ad esempio. Ti basta fare un giro da quelle parti, – magari giusto per la curiosità – per constatare il formicolare della gente, che inizia sin dai parcheggi.

Si destreggiano con manovre da Top Gun. Per accaparrarsi l’unico posto auto, rimasto libero. A volte, può anche capitare che assistiate, a qualche pittoresca discussione, abbastanza animata, tra i due contendenti. Magari in vernacolo locale.

Comunque, te ne accorgi già qualche chilometro prima di arrivare. Dalle code delle auto, che si formano per strada; in tutte le direzioni. Tutta la zona, si paralizza in un attimo. E si procede a passo di lumaca. Facendo diminuire la benzina nel serbatoio e a sua volta aumentare lo stress nel tuo organismo. Semplice…  è tutto direttamente proporzionale. No?

Ma dopo alcune piccole avversità, finalmente siamo entrati nella Mecca. Più che Mecca, a me sembra di essere sul set cinematografico della “notte dei morti viventi”. Individui agonizzanti dalla noia, aggrappati ad un carrello, che spingono avanti per i lunghi labirinti; alla ricerca “dell’offerta perduta” o del “prodotto proibito”. Insomma è un vagare senza meta, tra gli scaffali e le cataste di prodotti.

Ma io vedo gli stessi prodotti!? E gli stessi prezzi!? Sono uguali a quelli del supermercato accanto! Ma allora, dovè la novità? Ah!? Giusto… hanno fatto fuori un’altra area di verde.

Comunque non è ancora finita. Ci aspetta la lunga e lenta fila alle casse per l’uscita e poi ancora il rientro a casa. Vabbè…

Allora io mi domando… perché, invece di rilasciare tutte queste autorizzazioni per l’identica tipologia di esercizio, non si pensa ad altro?

Basta! Ne siamo pieni. A Catanzaro, esiste un tratto di strada – di circa un chilometro – dove si trovano di seguito se non addirittura appiccicati; un centro commerciale, quattro supermercati e… non mi bastano le dita della mano per contarli… negozi di cineserie. Addirittura so che esiste anche un supermercato cinese, da qualche parte della città. Se non sbaglio dalle parti di Lucrezia della valle.

Se continuiamo di questo passo, avremo un supermercato ogni 100 abitanti. Vi ricordo che siamo a Catanzaro, no a Roma. E la popolazione è naturalmente ridotta.

Per non parlare poi dei Centri Commerciali… stesse dimensioni – io li chiamo Mini Centri – stesse vetrine in franchising e di conseguenza stessa noia.

Tra l’altro poi, al di fuori dell’inaugurazione, delle feste e di qualche domenica fortunata… sono sempre deserti – colpa magari anche della crisi monetaria, che si sta vivendo in questo momento.

Ma tranquilli … tra non molto ne inaugureranno altri due. E non è una news ciò che vi dico. Lo sapevate già. Il primo a Catanzaro Sala ed il secondo al Barone. Magnifico!

C’è già chi “non vede l’ora che apri, per andarci”… a farci cosa, poi non si sà.

Lo so. Anche io sono tra quelli che ci andrà. Perché si sa, la novità attira. Ma passato l’entusiasmo della novità, diventerà noia come tutto il resto.

Io penso, che sarebbe opportuno, invece di progettare e costruire tutti questi “micro centri commerciali” sparsi qua e là; di pensare ad una vera e grande Città Mercato, degna del nostro capoluogo. Magari con annesso parco, centro sportivo… e perché no, un bellissimo Multisala Cinematografico; dove le persone possano, il sabato e la domenica passarci qualche ora. E finalmente avere l’imbarazzo della scelta, sul film da vedersi.

E poi ragazzi… quando assisteremo con gioia, all’inaugurazione di una grande biblioteca comunale, con tanto di sala multimediale e postazioni internet, degna delle grandi città come Roma, Bologna, Milano…  E cosi dicendo per molte altre idee.

Allora mi rivolgo ai Politici e dico: Stop ai Centri Commerciali, Supermercati e Cineserie. E pensiamo ad altro.

Ma purtroppo so già, che questa resterà una mia – e magari anche vostra – utopia.

Si sa purtroppo esistono i Politici con la loro politica del Magna-Magna. Quindi più reperiscono fondi… più Magnano. Più Magnano… e più a pancia piena, combinano Stronzate.

Su questa specie umana, si potrebbe parlare all’infinito. Ma non è il Post giusto.

Un giorno una persona mi disse… vuoi davvero che si risolvano i problemi al sud? E allora l’ Unione Europea deve tagliarci i fondi. Perché per tutti noi, quei bei  soldi sono soltanto un male. Fanno gola a tutti. Politici e Mafiosi.  Io penso che se questi fondi si usassero invece nel modo più giusto. Ma soprattutto si usassero… per la nostra Calabria e non a scopo personale. Allora si vedrebbero miglioramenti in tutti i campi.

A voi ora i commenti.