A piedi nudi sulla strada

settembre 19, 2009

sui-sentieri-della-vita2

Sentéri come sentieri, stradine impervie, percorsi non convenzionali in parte inesplorati, che si incrociano fino a diventare una rete non lineare, non geometrica, ma organica e articolata. L’incamminarsi per vie sconosciute ha sempre un sapore di avventura, di viaggio che alla fine arricchisce e cambia i punti di vista, le prospettive…

(Marasà)

Era già sera, quando scendendo dalla Sila, mi feci lasciare dai miei amici sulla statale, all’incrocio di Rivachiara. Li salutai, ci saremmo visti l’indomani nello stesso luogo. Saremmo nuovamente, risaliti insieme, in Sila, per andare a lavorare al “parco avventura” – dove d’altronde avrei trascorso l’intera l’estate.
Diversamente dal solito, quella notte mi fermai a dormire nella mia piccola casa al mare; volevo godermi la bellezza e la tranquillità che accompagna i primi giorni d’estate.

Arrivato a casa, feci una doccia calda, per rilassarmi e levarmi di dosso un po’ di stanchezza; il mio corpo ne aveva assolutamente bisogno. Dopo cena mi distesi sul divano per rilassarmi un po’. Lasciai le persiane del terrazzo aperte a godermi la frescura della sera. Me ne stavo al buio, disteso nel silenzio con gli occhi chiusi, ad ascoltare i suoni della notte estiva. Era talmente forte e chiara la voce del mare che sembrava che le sue onde s’infrangessero ai piedi del mio terrazzo. Quel suono suscitò in me la voglia di una passeggiata notturna in riva al mare, sotto la pallida luce della luna…ero troppo stanco per farlo davvero.
Andai a letto presto, esausto delle fatiche della giornata; al parco avevamo avuto un bel da fare. Puntai la sveglia, più presto del solito; sapendo già che l’indomani avrei dovuto percorrere, a piedi, il tratto di strada che collega il villaggio alla statale.

L’indomani fui svegliato dal suono della sveglia. Mi alzai, anche se avrei preferito indugiare nel letto ancora per un altro po’, ma ero fresco e riposato. Misi la moka sul fuoco e nel frattempo mi affrettai a sbrigare le ultime cose. Accompagnai al mio solito latte e caffè, due fette di pane con nutella. Mi ricordai che avrei dovuto fare un bel tratto a piedi, quindi, ne mangiai una terza: avevo bisogno di energie.

L’alba era già passata da un bel pezzo, quando uscii di casa, ma il sole era ancora basso, e i suoi raggi tiepidi. L’aria del mattino era frizzante, molto gradevole.
Zainetto in spalla, m’incamminai per raggiungere l’uscita del villaggio. In breve tempo fui dall’altra parte; all’imbocco della stradina che porta su fino alla statale.
Mi fermai e volsi lo sguardo davanti a me: si prospettava una lingua di asfalto grigiastra, lunga circa quattro chilometri, o forse più. Per i primi tre-quarti del percorso, la strada era un lungo rettilineo, dopodiché continuava zigzagando sulla destra, fino a sbucare sulla statale: una lunga passeggiata mattutina!

Ero preoccupato di arrivare tardi all’appuntamento con i miei amici; ma volevo godermi a pieno la mia passeggiata nella campagna.
Camminando, ammiravo la natura intorno a me, che mi regalava gioia; con i suoi colori vividi era stupenda. Gli alberi di frutto avevano perso ormai da tempo i fiori, e incominciavano ad intravedersi i primi i frutti, ancora acerbi. Ben presto, però, le pesche sarebbero state mature e pronte per essere raccolte; avrebbero macchiato di giallo e di rosso porzioni di terreno.
Tra il verde dell’erba cominciava ad affiorare il giallo dorato dell’estate. Presto anche il clima sarebbe mutato, ritrovandoci di colpo, alle prese con temperature più elevate; tra non molto, farsi tutta questa strada sotto il sole cocente dell’estate non sarebbe stato più gradevole, se non al tramonto.
Poco più avanti, sul lato sinistro della strada, scorsi un’enorme distesa color-oro; un magnifico campo di grano se ne stava lì ad ondeggiare lentamente, quasi in modo impercettibile, mosso da un leggero venticello mattutino; sembrava stessi osservando il mare… un mare di spighe di grano.
Mi ricordai in quell’istante di aver lasciato alle mie spalle il mare. Mi voltai d’istinto per osservare che aspetto avesse quella mattina. Dalla mia posizione, riuscii a scorgere a malapena una sottile striscia di un azzurro più marcato rispetto a quello del cielo; se non addirittura nulla. Pensai ai miei genitori, che quella mattina si erano alzati prima dell’alba, per andare a pescare: l’immaginavo ora in chissà quale angolo d’azzurro. Con la loro piccola barca, immersi nel silenzio del mare a gustarsi i colori dell’alba. Circondati dall’immensità seduti uno a poppa e l’altro a prua, con la lenza in mano, a pescare fino a quando il sole non sarebbe stato alto in cielo. Lì, soli, nella loro barca ad ondeggiare nella tranquillità più assoluta; a farsi dolcemente cullare tra le braccia di Nettuno; a dare sfogo alla propria passione: la pesca.
Sorrisi, gustando già il sapore e il profumo del loro buon pesce fresco che avrei mangiato in settimana.

Ripresi a camminare, ripensando per un’ attimo all’appuntamento con i miei amici. Ma non mi preoccupai più di tanto; sapevo, che se fossero arrivati prima di me, mi avrebbero chiamato sul telefonino ed eventualmente aspettato; per cui non mi disturbai neanche a guardare l’ora.
Avanzavo lungo il viale immerso nella pace più assoluta. Ero in perfetta armonia con la natura circostante. Avevo stabilito quel contatto diretto e immediato con essa che consente di cogliere lo spirito delle cose nella loro essenza. Camminare a piedi immerso nella natura è una delle cose che amo di più: Quando si cammina nulla sfugge allo sguardo e nulla ci distrae, cosicché siamo interamente predisposti all’accoglienza e alla conoscenza di nuovi volti e nuovi luoghi. Soltanto in questo modo è possibile ammirare la bellezza della natura, cogliendone tutti i messaggi e, allo stesso tempo, scoprire e rispettare culture diverse, portatrici di un prezioso patrimonio di saggezza.
Camminare ci aiuta ad ascoltare la propria anima, il proprio “sé”, in un altrove. L’alternarsi dei nostri passi, scandisce il nostro pensiero e lo alleggerisce, offrendoci un vero e proprio momento di rigenerazione interiore, lontano dalla caotica vita quotidiana. E’ come staccarsi per un’ attimo dalla realtà ed entrare in stretto contatto con un mondo parallelo. Un mondo più bello, più puro, più vero, dove la mente dialoga con l’anima, cercando di scoprire il nostro segreto più remoto “l’essenza della nostra vita”, cioè, cos’è che desidera veramente la nostra anima; scartando tutto il resto. Fare ciò, significa, camminare a piedi nudi sulla “strada”, che porta al profondo della nostra anima. Camminare lungo i sentieri della nostra vita, senza nessun velo, senza nessun segreto, mettendosi a “nudo”; puri e trasparenti. Questo, era uno di quei momenti.

Alzai lo sguardo, e giù in fondo all’orizzonte, vidi stagliarsi l’enorme profilo scuro dei monti della Sila. Mi tornarono in mente i discorsi fatti con Giò il giorno prima: andare in Nepal per un mese a fare trekking. Avevamo ipotizzato e fantasticato sul viaggio, e i nostri occhi in quel momento brillavano come due diamanti; sembravamo due bambini felici a cui avevano appena regalato un nuovo giocattolo; eravamo al settimo cielo. Noi, soli, immersi totalmente in una natura ancora selvaggia, pura, lontana anni luce dalla tecnologia e dal caos metropolitano. In un luogo dove sembrava che il tempo si fosse fermato. Lì per immortalare nella nostra mente e nei nostri cuori scenari dall’altri tempi, dove poter incontrare uomini e culture appartenenti ad un mondo diverso e lontano. Andarci sarebbe significato realizzare un altro sogno.
Fu proprio in quel momento – mentre il mio sguardo era perso in chi sa dove, e la mia mente immersa in mille fantastici pensieri sul Nepal – che calpestai qualcosa a terra.
Mi fermai. Abbassai lo sguardo, e vidi che era un quaderno. Mi chinai a raccoglierlo. Ero curioso di vedere cosa ci fosse scritto al suo interno. Sulla copertina c’erano disegnati Adamo ed Eva. Ballavano nudi, con la felicità stampata sul viso; sembrava fossero ad una festa Hippy. Lo aprii a caso, quasi al centro. Su, in alto alla pagina c’era scritto: “On the road”. Diedi un occhiata alla pagina precedente: c’era scritto “Jack Kerouac”. Sfogliai le altre pagine. C’erano i nomi di altri autori, filosofi e artisti, con le loro biografie e la loro opera più famosa – Hengel, Freud, Warhol, Nietzche, Schopenauer, ed altri ancora.
Tornai di nuovo alla pagina centrale, e fissai di nuovo quel titolo: “on the road”. Cominciai a riflettere sull’accaduto, collegando tra di loro gli eventi; come in un puzzle. Mi ricordai, che prima che trovassi quel quaderno, stavo rimuginando sul fatto di decidere seriamente di partire a settembre, qualunque fosse stata alla fine la meta – Nepal, Indonesia, Perù, al momento la meta non aveva molta importanza – ciò che al momento mi importava, era decidere, se partire o no, per un bel viaggio in un luogo remoto! Viaggio, inteso come avventura, percorso di vita, con le sue incognite e i suoi imprevisti, le sue gioie e dolori, i suoi odori e colori. Partire per luoghi quasi ignoti, per conoscere e socializzare con persone di altri luoghi ed altre culture!
Ero alle prese con mille ragionamenti, mille incognite e indecisioni. Pensavo, se avessi racimolato i soldi fino a settembre; chi, mi avrebbe seguito in questa mia nuova avventura… insomma, me la stavo menando con tutte queste seghe mentali.
Poi, all’improvviso – come apparsa dal nulla – quella scritta: “on the road”. Pensai… <<sarà stato il destino o semplicemente una fatalità?>>, <<Cosa sta cercando di dirmi quella scritta?>>.
Ancora una volta, un segno apparentemente insignificante, stava indicandomi qual’ era il succo, l’essenza…lo scopo della mia vita. Mi stava indicando la strada da percorrere. Strada, non intesa come cosa fisica, ma, come mezzo virtuale che collega i sogni al raggiungimento della felicità; in termini buddisti: l’illuminazione. E viaggiare, rientrava tra le mie soddisfazioni dell’anima!
Viaggiare, andare alla scoperta dei luoghi, delle persone, della natura e della sua bellezza, di tutte le cose e le creature che Iddio ha creato. Viaggiare, e ancora viaggiare. Sentirsi liberi. Scoprire la felicità più pura, nelle cose più semplici. Dissetare la propria anima dando vita e sfogo a propri sogni, perché stroncare sul nascere i propri sogni, senza nemmeno aver tentato di realizzarli, significherebbe generare “infelicità”.
Ora il messaggio mi era chiaro, e di colpo mi sentii pieno di felicità; avevo deciso, a settembre sarei partito! Dove? presto l’avrei deciso!

Giunsi sulla statale, nello stesso istante in cui arrivarono i miei amici. Salii sulla jeep, con la felicità stampata sul viso e il quaderno in mano.
I miei amici mi guardavano sbalorditi, chiedendosi dentro di loro quale fosse il motivo di tanta felicita; nessuno di loro, però, mi domandò nulla.
Restai in silenzio per tutto il viaggio, ammirando le stupende immagini della natura e dei paesaggi della Sila, che scorrevano lentamente, dall’altra parte del finestrino.