A piedi nudi sulla strada

settembre 19, 2009

sui-sentieri-della-vita2

Sentéri come sentieri, stradine impervie, percorsi non convenzionali in parte inesplorati, che si incrociano fino a diventare una rete non lineare, non geometrica, ma organica e articolata. L’incamminarsi per vie sconosciute ha sempre un sapore di avventura, di viaggio che alla fine arricchisce e cambia i punti di vista, le prospettive…

(Marasà)

Era già sera, quando scendendo dalla Sila, mi feci lasciare dai miei amici sulla statale, all’incrocio di Rivachiara. Li salutai, ci saremmo visti l’indomani nello stesso luogo. Saremmo nuovamente, risaliti insieme, in Sila, per andare a lavorare al “parco avventura” – dove d’altronde avrei trascorso l’intera l’estate.
Diversamente dal solito, quella notte mi fermai a dormire nella mia piccola casa al mare; volevo godermi la bellezza e la tranquillità che accompagna i primi giorni d’estate.

Arrivato a casa, feci una doccia calda, per rilassarmi e levarmi di dosso un po’ di stanchezza; il mio corpo ne aveva assolutamente bisogno. Dopo cena mi distesi sul divano per rilassarmi un po’. Lasciai le persiane del terrazzo aperte a godermi la frescura della sera. Me ne stavo al buio, disteso nel silenzio con gli occhi chiusi, ad ascoltare i suoni della notte estiva. Era talmente forte e chiara la voce del mare che sembrava che le sue onde s’infrangessero ai piedi del mio terrazzo. Quel suono suscitò in me la voglia di una passeggiata notturna in riva al mare, sotto la pallida luce della luna…ero troppo stanco per farlo davvero.
Andai a letto presto, esausto delle fatiche della giornata; al parco avevamo avuto un bel da fare. Puntai la sveglia, più presto del solito; sapendo già che l’indomani avrei dovuto percorrere, a piedi, il tratto di strada che collega il villaggio alla statale.

L’indomani fui svegliato dal suono della sveglia. Mi alzai, anche se avrei preferito indugiare nel letto ancora per un altro po’, ma ero fresco e riposato. Misi la moka sul fuoco e nel frattempo mi affrettai a sbrigare le ultime cose. Accompagnai al mio solito latte e caffè, due fette di pane con nutella. Mi ricordai che avrei dovuto fare un bel tratto a piedi, quindi, ne mangiai una terza: avevo bisogno di energie.

L’alba era già passata da un bel pezzo, quando uscii di casa, ma il sole era ancora basso, e i suoi raggi tiepidi. L’aria del mattino era frizzante, molto gradevole.
Zainetto in spalla, m’incamminai per raggiungere l’uscita del villaggio. In breve tempo fui dall’altra parte; all’imbocco della stradina che porta su fino alla statale.
Mi fermai e volsi lo sguardo davanti a me: si prospettava una lingua di asfalto grigiastra, lunga circa quattro chilometri, o forse più. Per i primi tre-quarti del percorso, la strada era un lungo rettilineo, dopodiché continuava zigzagando sulla destra, fino a sbucare sulla statale: una lunga passeggiata mattutina!

Ero preoccupato di arrivare tardi all’appuntamento con i miei amici; ma volevo godermi a pieno la mia passeggiata nella campagna.
Camminando, ammiravo la natura intorno a me, che mi regalava gioia; con i suoi colori vividi era stupenda. Gli alberi di frutto avevano perso ormai da tempo i fiori, e incominciavano ad intravedersi i primi i frutti, ancora acerbi. Ben presto, però, le pesche sarebbero state mature e pronte per essere raccolte; avrebbero macchiato di giallo e di rosso porzioni di terreno.
Tra il verde dell’erba cominciava ad affiorare il giallo dorato dell’estate. Presto anche il clima sarebbe mutato, ritrovandoci di colpo, alle prese con temperature più elevate; tra non molto, farsi tutta questa strada sotto il sole cocente dell’estate non sarebbe stato più gradevole, se non al tramonto.
Poco più avanti, sul lato sinistro della strada, scorsi un’enorme distesa color-oro; un magnifico campo di grano se ne stava lì ad ondeggiare lentamente, quasi in modo impercettibile, mosso da un leggero venticello mattutino; sembrava stessi osservando il mare… un mare di spighe di grano.
Mi ricordai in quell’istante di aver lasciato alle mie spalle il mare. Mi voltai d’istinto per osservare che aspetto avesse quella mattina. Dalla mia posizione, riuscii a scorgere a malapena una sottile striscia di un azzurro più marcato rispetto a quello del cielo; se non addirittura nulla. Pensai ai miei genitori, che quella mattina si erano alzati prima dell’alba, per andare a pescare: l’immaginavo ora in chissà quale angolo d’azzurro. Con la loro piccola barca, immersi nel silenzio del mare a gustarsi i colori dell’alba. Circondati dall’immensità seduti uno a poppa e l’altro a prua, con la lenza in mano, a pescare fino a quando il sole non sarebbe stato alto in cielo. Lì, soli, nella loro barca ad ondeggiare nella tranquillità più assoluta; a farsi dolcemente cullare tra le braccia di Nettuno; a dare sfogo alla propria passione: la pesca.
Sorrisi, gustando già il sapore e il profumo del loro buon pesce fresco che avrei mangiato in settimana.

Ripresi a camminare, ripensando per un’ attimo all’appuntamento con i miei amici. Ma non mi preoccupai più di tanto; sapevo, che se fossero arrivati prima di me, mi avrebbero chiamato sul telefonino ed eventualmente aspettato; per cui non mi disturbai neanche a guardare l’ora.
Avanzavo lungo il viale immerso nella pace più assoluta. Ero in perfetta armonia con la natura circostante. Avevo stabilito quel contatto diretto e immediato con essa che consente di cogliere lo spirito delle cose nella loro essenza. Camminare a piedi immerso nella natura è una delle cose che amo di più: Quando si cammina nulla sfugge allo sguardo e nulla ci distrae, cosicché siamo interamente predisposti all’accoglienza e alla conoscenza di nuovi volti e nuovi luoghi. Soltanto in questo modo è possibile ammirare la bellezza della natura, cogliendone tutti i messaggi e, allo stesso tempo, scoprire e rispettare culture diverse, portatrici di un prezioso patrimonio di saggezza.
Camminare ci aiuta ad ascoltare la propria anima, il proprio “sé”, in un altrove. L’alternarsi dei nostri passi, scandisce il nostro pensiero e lo alleggerisce, offrendoci un vero e proprio momento di rigenerazione interiore, lontano dalla caotica vita quotidiana. E’ come staccarsi per un’ attimo dalla realtà ed entrare in stretto contatto con un mondo parallelo. Un mondo più bello, più puro, più vero, dove la mente dialoga con l’anima, cercando di scoprire il nostro segreto più remoto “l’essenza della nostra vita”, cioè, cos’è che desidera veramente la nostra anima; scartando tutto il resto. Fare ciò, significa, camminare a piedi nudi sulla “strada”, che porta al profondo della nostra anima. Camminare lungo i sentieri della nostra vita, senza nessun velo, senza nessun segreto, mettendosi a “nudo”; puri e trasparenti. Questo, era uno di quei momenti.

Alzai lo sguardo, e giù in fondo all’orizzonte, vidi stagliarsi l’enorme profilo scuro dei monti della Sila. Mi tornarono in mente i discorsi fatti con Giò il giorno prima: andare in Nepal per un mese a fare trekking. Avevamo ipotizzato e fantasticato sul viaggio, e i nostri occhi in quel momento brillavano come due diamanti; sembravamo due bambini felici a cui avevano appena regalato un nuovo giocattolo; eravamo al settimo cielo. Noi, soli, immersi totalmente in una natura ancora selvaggia, pura, lontana anni luce dalla tecnologia e dal caos metropolitano. In un luogo dove sembrava che il tempo si fosse fermato. Lì per immortalare nella nostra mente e nei nostri cuori scenari dall’altri tempi, dove poter incontrare uomini e culture appartenenti ad un mondo diverso e lontano. Andarci sarebbe significato realizzare un altro sogno.
Fu proprio in quel momento – mentre il mio sguardo era perso in chi sa dove, e la mia mente immersa in mille fantastici pensieri sul Nepal – che calpestai qualcosa a terra.
Mi fermai. Abbassai lo sguardo, e vidi che era un quaderno. Mi chinai a raccoglierlo. Ero curioso di vedere cosa ci fosse scritto al suo interno. Sulla copertina c’erano disegnati Adamo ed Eva. Ballavano nudi, con la felicità stampata sul viso; sembrava fossero ad una festa Hippy. Lo aprii a caso, quasi al centro. Su, in alto alla pagina c’era scritto: “On the road”. Diedi un occhiata alla pagina precedente: c’era scritto “Jack Kerouac”. Sfogliai le altre pagine. C’erano i nomi di altri autori, filosofi e artisti, con le loro biografie e la loro opera più famosa – Hengel, Freud, Warhol, Nietzche, Schopenauer, ed altri ancora.
Tornai di nuovo alla pagina centrale, e fissai di nuovo quel titolo: “on the road”. Cominciai a riflettere sull’accaduto, collegando tra di loro gli eventi; come in un puzzle. Mi ricordai, che prima che trovassi quel quaderno, stavo rimuginando sul fatto di decidere seriamente di partire a settembre, qualunque fosse stata alla fine la meta – Nepal, Indonesia, Perù, al momento la meta non aveva molta importanza – ciò che al momento mi importava, era decidere, se partire o no, per un bel viaggio in un luogo remoto! Viaggio, inteso come avventura, percorso di vita, con le sue incognite e i suoi imprevisti, le sue gioie e dolori, i suoi odori e colori. Partire per luoghi quasi ignoti, per conoscere e socializzare con persone di altri luoghi ed altre culture!
Ero alle prese con mille ragionamenti, mille incognite e indecisioni. Pensavo, se avessi racimolato i soldi fino a settembre; chi, mi avrebbe seguito in questa mia nuova avventura… insomma, me la stavo menando con tutte queste seghe mentali.
Poi, all’improvviso – come apparsa dal nulla – quella scritta: “on the road”. Pensai… <<sarà stato il destino o semplicemente una fatalità?>>, <<Cosa sta cercando di dirmi quella scritta?>>.
Ancora una volta, un segno apparentemente insignificante, stava indicandomi qual’ era il succo, l’essenza…lo scopo della mia vita. Mi stava indicando la strada da percorrere. Strada, non intesa come cosa fisica, ma, come mezzo virtuale che collega i sogni al raggiungimento della felicità; in termini buddisti: l’illuminazione. E viaggiare, rientrava tra le mie soddisfazioni dell’anima!
Viaggiare, andare alla scoperta dei luoghi, delle persone, della natura e della sua bellezza, di tutte le cose e le creature che Iddio ha creato. Viaggiare, e ancora viaggiare. Sentirsi liberi. Scoprire la felicità più pura, nelle cose più semplici. Dissetare la propria anima dando vita e sfogo a propri sogni, perché stroncare sul nascere i propri sogni, senza nemmeno aver tentato di realizzarli, significherebbe generare “infelicità”.
Ora il messaggio mi era chiaro, e di colpo mi sentii pieno di felicità; avevo deciso, a settembre sarei partito! Dove? presto l’avrei deciso!

Giunsi sulla statale, nello stesso istante in cui arrivarono i miei amici. Salii sulla jeep, con la felicità stampata sul viso e il quaderno in mano.
I miei amici mi guardavano sbalorditi, chiedendosi dentro di loro quale fosse il motivo di tanta felicita; nessuno di loro, però, mi domandò nulla.
Restai in silenzio per tutto il viaggio, ammirando le stupende immagini della natura e dei paesaggi della Sila, che scorrevano lentamente, dall’altra parte del finestrino.

Annunci

Il BugiardoSincero

maggio 17, 2008

…intro…
Cari ascoltatori ben tornati sulle frequenze di Radio PerfettoDifettoso; il vostro blog preferito… Per tutti coloro che si fossero sintonizzati, per la prima volta in questo momento, sulle frequenze di Radio PerfettoDifettoso, si consiglia di leggere con molta attenzione il post precedente: “Tra Sogno e Realtà”, con correlati commenti. Buon ascolto!

Puntuale come sempre (si fa per dire)…scherzi a parte, ma in questo periodo, gli impegni son tanti…e poi d’altronde, come ho detto all’inizio del mio Blog: “scriverò ogni volta che ne avrò voglia, senza nessun obbligo e soprattutto senza nessuna fretta”. Ma ora, torniamo a noi.
Questo più che un nuovo post, vuole essere la soluzione dell’enigma del post precedente…”Tra Sogno e Realtà”…quindi…Sogno? o Realtà? O addirittura nulla di tutto ciò?
Beh!? Siamo ormai arrivati all’epilogo…quindi, mi sembra giusto e in qualche modo dovuto, svelare tale mistero tanto atteso; in particolar modo da alcune donne un po’ curiose che mi leggono.
Anche se sinceramente all’origine, non avevo pianificato ciò; o meglio…non volevo rivelare, se ciò che avevo scritto sul post precedente, corrispondesse ad un sogno, un racconto inventato, un fatto reale o addirittura a qualcosa che si trovasse a metà tra il reale e l’onirico. Sinceramente, avrei voluto lasciarvi nel dubbio, e non svelare questo mio piccolo segreto… ma, va bene cosi; per questa volta, farò uno strappo alla regola e vi accontenterò.
Ma prima, volevo concedermi qualche altro minuto, per rispondere al commento del mio caro amico Liberto, riportato qui di seguito:

… è durante la veglia che ritengo che possiamo realmente sognare. E soprattutto tentare di realizzarli, i sogni. Altrimenti rimangono illusioni. Che è un modo più dolce di lamentarsi.
Sognare di più credo sia il segreto della felicità. E farlo di giorno è la mia filosofia di vita. Tentare di realizzarli, i sogni, è il compito della nostra esistenza.
Altrimenti saremo sempre in balìa degli eventi. Continueremo ad essere solo delle pedine nel grande gioco del mondo. Rischiando di confondere i sogni con la realtà, credendo che gli uni siano prerogativa delle ore di riposo, e l’altra solo da subire.
E’ durante la veglia che si fanno i sogni più belli. Perché li vivi. Perché non sono illusori. Rendere la nostra vita un sogno è il nostro compito. Almeno fino alla prossima notte.

Beh! caro Liberto, caro amico mio…delle volte penso, che Tu ancora non mi conosca del tutto o per lo meno fai finta, nonostante siamo cresciuti nella stessa via, per non dire addirittura porta e porta. Magari, all’epoca si era piccoli, ed alcuni concetti come questo, (tipo sognare), non ci si soffermava per riflettere sul significato o addirittura non se ne conosceva neanche l’esistenza; ma, si attuavano direttamente per istinto. Come ho scritto, su una pagina della mia Moleskine: “I bambini sono felici, perché sognano anche ad occhi aperti”. Prerogativa alla quale noi adulti aneliamo, ma difficilmente riusciamo a mettere in atto. Anzi vi dirò, mi accorgo che ultimamente, sta diventando sempre di più un’utopia. Forse perché concentriamo tutte le nostre forze, per cose futili, prive di valore – non inteso come denaro, anzi, al contrario -, abbagliati e rincoglioniti da una TV sempre più spazzatura; e ci dimentichiamo o perlomeno mettiamo da parte, cose importanti, come ad esempio, realizzare un sogno. Ancora peggio, chi vive senza avere un sogno nel cassetto del suo cuore. Chi vive senza speranza. Chi non crede, che magari un giorno, possa avverarsi qualcosa di veramente speciale, per la sua anima e il suo cuore…qualunque cosa essa sia.
Al contrario di noi adulti, i bambini, sono dotati di questa caratteristica, e riescono a farlo con molta semplicità; il loro è un’ istinto innato. Ebbene si…per loro sognare è vivere.
Forse ciò che ci manca, quindi che non ci permette di realizzare i nostri sogni e di ottenere ciò in cui si crede, è “la voglia di lottare”; come hai scritto Tu (trascritto), in un tuo post “Il Gabbiano Jonathan Livingston” …La voglia di lottare, di ottenere ciò in cui si crede, e che spesso invece, per paura di fallire o di essere giudicati, non tentiamo neppure di intraprendere…Vero! Sono pienamente d’accordo con Te. Anche se sinceramente, sono il tipo che non si ferma -o almeno cerca- davanti a ciò. In primis, non ho mai avuto la paura di fallire. Ho sempre tentato di raggiungere l’obbiettivo che mi ero prefissato; anche se alla fine magari o fallito. Ma, almeno posso dire, che c’ho provato, senza portarmi dietro alcun rimorso e un giorno dire: ”forse…sé..”. Inoltre non ho mai dato importanza, al giudizio della gente tanto meno ai ciarlatani (ciò che dice la gente, neanche lo ascolto). Penso, che ciò che faccio deve piacere e stare bene a me; naturalmente non invadendo e rispettando la libertà degl’altri. Ed infine ti assicuro, che non mi manca certamente la “voglia di lottare”, e ringrazio Dio o chi per Lui per avermi fatto dono di questa mia qualità; altrimenti non sarei mai riuscito, a superare tutti i grandi ostacoli che la vita mi ha posto davanti fino ad oggi.
Sono pienamente d’accordo con Te quando dici: …è durante la veglia che ritengo che possiamo realmente sognare…non ha caso il titolo iniziale del precedente post era “sogno ad occhi aperti”; il quale ho poi deciso di cambiare in “Tra Sogno e Realtà” per mettervi un po’ fuori pista. Quindi, da qui l’idea di trasformarmi da PerfettoDifettoso in BugiardoSincero. Ovvero, ho voluto attrarre la vostra attenzione sul titolo un po’ fasullo (il Bugiardo), per confondervi e non far risaltare in primo piano la verità…ma ciò che ho scritto e pura verità, non c’è nulla d’ inventato; del resto la verità c’è l’avevate sotto gli occhi (il Sincero). Forse qualcuno che si è un po’ avvicinata alla verità, è stata Milena; ma anche Lei, poi s’è persa per strada.
Infine, e concludo con Te, volevo dirti che…”sognare ad occhi aperti, ma sopratutto, cercare di realizzare i sogni” è anche la mia filosofia di vita…e mi sa che lo sai benissimo…come ripeto sempre io “il mio cervello macina”. Tra l’altro odio le illusioni ed evito di illudermi; come ho scritto sulla mia moleskine: “L’illusione è simile ad un sogno; arriva all’improvviso, porta gioia e fantasia per un istante, e svanisce appena ti svegli. Ma mentre il sogno ti lascia gioia immensa nel cuore; l’illusione ti lascia l’amaro in bocca. Per questo cerco di sognare ed evito di illudermi”. Anche se a volte, ancora ci casco…mi riferisco in particolare , a quando ho a che fare con le donne e cioè in amore. E proprio in questi giorni, mi sa che ci sto ricascando…PorcazoZZa!

Beh, per quanto riguarda la bella storia scritta da me nel post precedente; avrete ormai capito che si tratta di un fatto realmente accadutomi. Naturalmente, ora non venite a chiedermi quando e dove, perché almeno questo resterà un mio piccolo segreto. Sicuramente, nel narrare l’accaduto, ho usato una linea dolcemente romantica, in stile ottocentesco; spero degna del Romanticismo… del resto come dice Blimes sono un romantico e non ne vado fiero. Vi posso assicurare, che per scrivere ciò, non mi sono messo d’impegno; ma è il risultato di tutte l’emozioni, che la mi anima e il mio cuore hanno provato quella notte, e che ho scritto sotto ispirazione il giorno seguente, su un pezzo di carta procuratami in quel momento in loco.

Sono contento che questo mio post (Tra Sogno e Realtà) abbia portato ad un argomento cosi bello ed importante come questo…Sognare. Infatti spero che ne prossimi commenti, qualcuno mi racconti qualche suo bel sogno personale. Ciò che invece mi lascia perplesso, è il fatto, che tutti leggendo il mio racconto, vi siate posti la domanda, se ciò che leggevate era un fatto reale o inventato. Magari sarà stata semplice curiosità. Io sinceramente, non mi sono mai posto tali problemi leggendo un racconto, un libro o un blog. Forse, perchè a me interessa di più, il succo delle parole e dei fatti, trascurando il fatto, se colui che a scritto tali parole li abbia vissute veramente o se li sia inventati. Anche se sinceramente penso, che qualsiasi racconto, pur se frutto della fantasia dell’autore, contenga sempre delle emozioni realmente vissute. Vabbè…
Comunque ancora tutt’oggi, pensando a quella notte, non riesco a crederci. Mi sembra di aver vissuto un sogno ad occhi chiusi, e non un fatto realmente accaduto. Ma poi, penso a quella splendida ragazza, delicata come un bocciolo di rosa, a tutte quelle fantastiche e forti emozioni – serenità, felicità, gioia, amore e passione – che quella notte ho provato, mentre me ne stavo accucciato al calduccio sotto le coperte, a riflettere sull’accaduto, cercando di addormentarmi e magari di far continuare da dove lo avevo lasciato, quel mio dolce e fantastico Sogno.

Cari ascoltatori Radio PerfettoDifettoso vi saluta e vi augura una Buona Notte.

Ps. Ringrazio la splendida Musa…per avermi regalato quella splendida notte, e aver fatto si, che scrivessi questi due magnifici post; in particolare il primo. Grazie.

Tra Sogno e Realtà…

aprile 20, 2008

Una notte come tante, o almeno all’apparenza. Il silenzio profondo della notte, interrotto soltanto dal leggero soffio del vento, che ne accarezza le cose… accompagnato dal fruscio dello scorrere dell’acqua del torrente. Alta in cielo, la luna illumina la notte con tutto il suo splendore di plenilunio; diffondendo su tutto il paesaggio profili argentei. Un cielo stupendo dalle tonalità di un azzurro cobalto gli fà da sfondo.
E’ tardi, e mi appresto ad andare a letto. Tutto d’un tratto, come per incanto, l’incontro fortuito… I miei occhi vengono attratti da una luce, proveniente da una finestra di fronte. Mi fermo a guardare, attratto da un non so che cosa… forse semplice curiosità. All’interno di quella stanza, come per incanto, una dolce visione notturna… un’ angelo apparso dal nulla. Una splendida ragazza, intenta in un dolce e lento striptease… una sensuale danza orientale. Non credo ai miei occhi… Dio questa notte, ha voluto deliziarmi di tale bellezza.
Lei… sola dentro quella stanza; erotica essenza dell’amore. E’ lì, in tutta la sua giovinezza e bellezza immacolata. Anche ella si appresta ad andare a letto. Inizia a disfarsi dei suoi veli quotidiani; uno ad uno, con molta armonia. Si avvicina al suo letto e delicatamente posa una gamba su di esso. Ricurva e intenta a scrutare attentamente la sua lunga gamba. Con una mano, dolcemente accarezza la sua pelle  morbida e liscia. Candida, pura; vellutata come un petalo di rosa. Le sue dita, sfiorano la pelle con gesti delicati e armoniosi. Conosce il suo corpo alla perfezione. Soddisfatta nel sentirne la sua perfezione e la sua giovane età.
Io qui, immobile come pietrificato. Tra sogno e realtà. Nascosto nell’ombra, dietro la finestra. A gustare stupito ed incredulo. Chiedendomi il perché di tale coincidenza. Il mio corpo incapace di alcuna reazione, se non altro, che contemplare in silenzio, quel fantastico spettacolo della natura umana.
Tra me e lei, due finestre ci separano. Un ramoscello d’albero, di tanto in tanto disturba il mio dolce sogno ad occhi aperti.
Sta per sfilarsi di dosso la maglietta… la visione diventa sublime. L’artista mette in mostra il suo pezzo migliore. La sua opera d’arte per eccellenza… il suo bel seno. La sua forma perfetta, semi sferica… come direbbero i francesi “a coppa di Champagne”. Sode come quelle di una statua di marmo, scolpita dal Michelangelo. Esprimono al massimo la sua sensualità e il suo splendore. Si osserva allo specchio, fiera della sua bellezza divina. I suoi capelli castani e leggermente ondulati, scendono lunghi, accarezzandole dolcemente la schiena.
Vorrei poter essere lì, nella stanza con lei. Per accarezzarla dolcemente. Per sentire la morbidezza e il profumo della sua candida pelle. Vorrei baciare la sua pelle con le mie labbra per assaporarne il gusto. Vorrei mordergli delicatamente le sue labbra rosse e carnose. Vorrei baciarle dolcemente il collo, su fin dietro le orecchie; per sussurrarle dolci parole. Vorrei vedere il suo sorriso. Vorrei starle vicino. Vorrei amarla… essere suo almeno per una notte.
Si sposta in un angolo di stanza; dove il mio occhio non può raggiungerla. Tutto d’un tratto il buio. Quella fantastica ed inaspettata visione, tutto d’un tratto, com’era apparsa, svanisce, come un sogno al risveglio. Non mi resta che augurale una dolce notte.
Mentre mi diriggo verso la camera da letto, mi viene da riflettere… potrebbe diventare un’ appuntamento serale… ma non voglio stare lì ad aspettarla. Soprattutto non voglio diventi consuetudine. Se mai dovesse ricapitare, voglio che l’incontro sia fortuito come questa notte; dettato dal destino.
Vado a letto… lentamente chiudo gli occhi… e mi addormento con il desiderio di sognarla e di rivederla.
La notte seguente, mentre mi diriggo come di consueto, verso la camera da letto, ripenso alla notte precedente. Tutto d’un tratto, vengo assalito, da una forte tentazione e contro la mia volontà, mi diriggo verso la solita maledetta finestra; per controllare, se anche questa notte, lei è lì ad aspettarmi. Ma questa notte, la sua persiana e chiusa e all’interno la stanza è buia. Questa notte… la mia Musa… non vuol danzare per Me.