Aleggia su quella montagna, il richiamo del silenzio, che è proprio delle grandi vette, un canto di sirena, che mi attira mio malgrado”. Joe Simpson

Il canto del silenzio della montagna, la purezza e la durezza del ghiacciaio, la maestosità e la bellezza assoluta della natura, l’irresistibile desiderio di sfidare la montagna per capirne i segreti, il vento gelido che ti taglia la faccia come lamette…e il fiato della grande fatica, che cresce di pari passo alla quota.
I compagni di cordata… e quella corda che ti lega per tutta l’ascesa. Nella vita e nella morte, nella gloria – per la conquista della vetta – ma anche nella sconfitta dell’uomo. Quella corda con la quale affidi la tua vita ai tuoi compagni e di conseguenza loro ti affidano la propria. Ci sono momenti, in cui i tuoi compagni di cordata vorrebbero tagliare quel legame, per proseguire da soli. Liberarsi del tuo peso e sentirsi liberi di tenere il proprio passo; gustandosi fino in fondo la propria libertà. Non vi nascondo che in alcuni momenti avrei voluto farlo anche io…e c’è mancato poco. Ma in queste situazioni, questi luoghi…è Tabù. Le regole del gioco vanno rispettate. Tutto va fatto con cognizione e cautela. La minima distrazione o il più piccolo errore possono volgere un intenso piacere in tragedia. La natura se sbagli non perdona.

 

 
Armati fino ai denti come guerrieri epici, di scarponi, ramponi, piccozza, caschetto, occhiali, zaino, corde, moschettoni e vestiti in gore-tex… partiamo alla conquista della vetta. E’ lassù che ci aspetta… situata a quota 4.061 Mt slm. Una vetta dal nome magico… Gran Paradiso. Si prospetta davanti ai nostri occhi una salita che sembra infinita. Tra ghiaccio e roccia. Su pendii e pareti vertiginosi che ti mozzano il fiato.
Partiamo all’attacco della vetta, alle quattro di notte. Usciamo dal rifugio che è ancora buio. Un’ oscurità d’inchiostro. L’unica luce che illumina i nostri passi lungo un sentiero immaginario, è la torcia frontale del nostro caschetto. Una luce azzurra e fredda quanto la notte stessa a quella quota. E’ uno spettacolo vedere oltre a noi, gruppi di altre persone, che salgono verso la vetta per lo stesso scopo. L’effetto creato dalle torce dei nostri caschetti è magico… sembriamo tanti sciami di lucciole che avanzano lentamente zigzagando in fila indiana. Tanti gruppi di puntini luminosi sparsi qui e là su uno sfondo nero… è uno spettacolo. E’ come guardare il firmamento. Dopo alcune ore di cammino, arriviamo in prossimità del ghiacciaio. L’alba comincia ad illuminarci e a riscaldare l’aria fredda della notte. I primi raggi di sole colorano ed illuminano le montagne intorno a noi. Tutto il panorama si tinge di calde tonalità. Sfumature di rosso, giallo e arancio. La giornata è limpida e senza vento. Dio ci ha fatto un bel regalo. Anche se a volte ti capita di pensare, che il tempo potrebbe cambiare tutto d’un tratto in modo spaventoso – del resto si sa il tempo in montagna e cosi – ; ritrovandoti cosi nel bel mezzo di una bufera. E allora si… che ci sarebbe da piangere. Al sol pensiero di tutto ciò, comincio ad assaporare quell’aspra sensazione di panico. Un improviso formicolio dietro la schiena e sulla faccia, e una sensazione di calore invade tutto il corpo.

 

Arrivati ai piedi del ghiacciaio, facciamo una piccola sosta per montarci i ramponi, le ghette e unirci in cordata. L’attesa e lo stare fermi, comincia a farmi sentire e soffrire tutto d’un tratto un freddo terribile. Qualcosa mai provato prima, un freddo assurdo, glaciale, che mi entra fino nelle ossa. Una sensazione di ipotermia. Una sofferenza cocente. Mi viene subito da pensare, ai grandi alpinisti come Messener, Joe Simpson… che hanno avuto a che fare con temperature di meno 45 gradi, a quote oltre gli 8.000 metri sul livello del mare, e spontaneamente mi viene da esclamare: ma come caspita avranno fatto a resistere a tali temperature? E questo non è nulla in confronto a ciò che si prova a quelle altitudini. Mica saranno alieni? Buh? Poi rifletto e dico: non per nulla sono dei grandi Alpinisti e le loro foto sono su tutte le riviste mondiali. Comincio a sbroccare. Ad assaporare quella sensazione di panico. A muovermi avanti e indietro…a sbattere i ramponi sul ghiaccio – come un cavallo che scalcia -, con l’intento di riscaldarmi un po’. Incito i miei compagni di cordata, affinché si sbrighino; al fine di rimetterci in marcia e cosi finalmente riscaldarmi e ritornare a temperature corporee normali.
 

 

Da questo momento in poi, l’ascensione si fa seria, e quindi bisogna fare molta attenzione. Camminare sul ghiaccio, comporta serie difficoltà e tra l’altro comincia a farsi sentire l’ altitudine. Più si sale in quota, più l’aria diventa rarefatta. E questa mancanza di ossigeno ti porta… fatica, stress e tensione. La pesantezza nelle gambe…pochi passi, ti fermi, ti ossigeni e poi riparti. Cammini con la lentezza di una lumaca. Ma intanto, la voce dell’orgoglio e quel panorama mozzafiato ed unico, dai colori candidi, puri… e dalle forme idilliache, come se ti trovassi veramente nell’eden; ti da la forza e la voglia di proseguire… almeno per qualche altro metro. E’ proprio qui, che entra in gioco la forza di volontà. E’ una lotta continua dentro di Te: una parte, quella più debole ma forse più umana, vorrebbe mollare tutto e tornarsene indietro. L’altra parte invece, la più forte quella dove risiede l’anima, lo spirito ribelle, la forza di volontà e quella maledetta voce dell’orgoglio… dice: “No!…continua… dai, ancora un altro po’…se torni indietro te ne pentirai”. Ma alla fine, bisogna valutare il da fare con molta cautela. Perché non sempre continuare è la scelta giusta. Potrebbe rivelarsi un errore fatale. Un viaggio di sola andata. Allora ti volti per guardare giù a valle, e pensi se sia il caso di tornarsene indietro e mollare tutto. Poi, ti rivolti su per guardare verso la vetta, e dici: mah!, ancora un altro pò… Di nuovo uno sguardo verso valle e poi di nuovo verso la vetta, tutto questo mentre la tua mente e immersa in mille ragionamenti al secondo, per valutare il da farsi. Alla fine la scelta…sperando che sia quella giusta.

“Compite ascensioni se volete, ma ricordatevi che il coraggio e la forza non valgono nulla senza la prudenza, che un attimo di negligenza può distruggere la felicità di tutta una vita. Non agite d’impulso, valutate ogni singolo passo e, all’inizio di una gita, pensate sempre quale può essere la fine.” Edward Whymper

 

Ma vi assicuro che una volta arrivati in vetta, il momento è unico e magico… tutta la stanchezza, la fatica e lo stress svanisce in un attimo, lasciando posto alle emozioni. E mentre il tuo corpo si siede per rifocillarsi, la tua mente, la tua anima si staccano dal tuo corpo e si perdono… in quei panorami, in quegli orizzonti, sulle altre vette, tra le nuvole e su e giù per gli strapiombi. E’ una sensazione molto strana ma allo stesso tempo fantastica… guardare quel tappeto di nuvole candide e soffici come batuffoli, che si trovano al di sotto e non più al di sopra della tua testa; come siamo quotidianamente abituati a vederle. Ti sembra di librare in aria. Vorresti volteggiare su e giù in quel cielo come un uccello, accarezzando quei batuffoli con le mani…tuffarti dentro. È meraviglioso vedere la natura da quelle altitudini. Tutto ad un tratto ti accorgi di essere veramente una nullità in confronto alla grandiosità del mondo – un granello di sabbia nel deserto. Percepisci la strana bellezza dell’ambiente e quel senso di sacralità che emana quel luogo. Sono proprio questi momenti o situazioni analoghe, che mi fanno assaporare, capire e apprezzare il vero significato della parola Libertà… e capisci, che anche l’uomo può volare per alcuni istanti. E poi, guardare i tuoi compagni negli occhi… e vedere la stanchezza, la sofferenza e lo stress trasformarsi tutto d’un tratto in gioia e sul viso affiorare come per magia un dolce sorriso di vittoria.
Vorresti che questo momento, cosi speciale, cosi unico, durasse un’eternità. In un certo modo puoi riuscirci, conservandolo vivo dentro di Te, nell’angolo più latente del tuo cuore e tirandolo fuori ogni qualvolta ne avrai voglia. Magari ti basterà guardare una vetta innevata su una rivista, uno zaino da alpinismo o addirittura sentendone pronunciare soltanto il nome e cosi dicendo… Ma poi come al solito si ritorna alla realtà… E’ un circolo vizioso: un sogno si avvera, ed eccoti tornato al punto di partenza. Ti fabbrichi un’ altro sogno, un po’ più difficile, un po’ più ambizioso… un po’ più pericoloso. Così direbbe Joe Simpson.

 

Per concludere voglio solo dirvi, che è stata un’esperienza meravigliosa. Auguro vivamente a tutti un giorno di poter vivere un’esperienza simile… come direbbe il mio caro amico Luca… “sono stato in paradiso”. Io aggiungo: spero, di avervelo fatto almeno assaporare.

“L’alpinismo consente di percorrere quel sottile crinale che divide la vita dalla morte e dunque, almeno per brevi istanti, fornisce una prospettiva diversa sulla vita. Il casuale incontro con il versante oscuro dà la misura di quanto sia importante il semplice essere vivi. In altri termini, fa vivere.” Joe Simpson

Ringraziamenti: ringrazio gli organizzatori Salvatore F. e Ilde, e soprattutto i miei compagni di cordata che mi hanno sopportato per tutta l’ascesa in vetta, Salvatore F., Vincenzo e Luca… naturalmente anche il mio amico di mille e una avventura Ale… un ringraziamento speciale anche a Salvatore P. per le foto meravigliose. A Vittorio L. che ci ha fatto da guida e alla mamma di Ilde per i sui pranzetti gustosi. Grazie!
 
Ps. tutte le foto di questo Post sono state realizzate sul Gran Paradiso nel Settembre del 2007 da Salvatore Pileggi e lavorate da me… Perfettodifettoso.